Un giocatore della massima serie di baseball si è inginocchiato durante l’inno americano

Un giocatore della massima serie di baseball si è inginocchiato durante l'inno americano

Ieri per la prima volta nella storia un giocatore della MLB, il più importante campionato di baseball americano, si è inginocchiato durante l’inno statunitense, un gesto di protesta nei confronti della politica diventato piuttosto comune fra i giocatori di altri sport americani (soprattutto fra quelli che appartengono a minoranze etniche). Il giocatore in questione si chiama Bruce Maxwell e gioca negli Oakland Athletics: si è inginocchiato poco prima di una partita contro i Texas Rangers, e più tardi ha spiegato il suo gesto su Twitter.

Maxwell ha legato la sua protesta alle dichiarazioni di Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva criticato i giocatori di football americano che negli ultimi mesi si erano rifiutati di alzarsi in piedi durante l’inno per protesta contro la condizione dei neri. Maxwell ha detto di aver pensato di inginocchiarsi già da molto tempo, ma di aver deciso di farlo ieri dopo i commenti di Trump per rivendicare il diritto degli atleti alla libertà di parola e di protesta. Gli Oakland Athletics hanno commentato la decisione di Maxwell dicendo di rispettarla e di rivendicare il diritto costituzionale di ogni giocatore alla libertà d’espressione.

La protesta di Maxwell è arrivata poche ore dopo che Trump se l’era presa con un altro atleta, il giocatore di basket Steph Curry dei Golden State Warriors (altra squadra che gioca a Oakland) che aveva detto di non voler visitare la Casa Bianca, come di solito fanno tutti i giocatori dopo aver vinto il campionato, per via di Trump. Il presidente americano allora gli aveva risposto su Twitter scrivendo che non era più invitato alla Casa Bianca. Curry non ha ancora commentato il tweet di Trump ma al suo posto l’ha fatto un altro giocatore, Lebron James, fortissimo giocatore dei Cleveland Cavaliers, rivale di Curry da molti anni. James ha scritto, riferendosi al presidente degli Stati Uniti: «Prima del tuo arrivo, andare alla Casa Bianca era considerato un grande onore!».

Anche le meduse dormono

Anche le meduse dormono

Un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology ha scoperto che le meduse del tipo Cassiopea (particolari anche per il fatto di nuotare “sottosopra” rispetto alle altre meduse) dormono, più o meno. La scoperta è importante perché smentisce ancora una volta il luogo comune secondo cui per poter dormire è necessario che un animale abbia il cervello, cosa che le meduse non hanno: hanno invece un sistema nervoso che organizza le funzioni dell’organismo. Lo studio aggiunge inoltre altre prove alla teoria secondo cui il sonno abbia un’origine molto più antica di quanto crediamo, dato che gli antenati delle meduse si sono separati molto presto dal resto degli altri esseri viventi.

Per provare il sonno delle meduse, i ricercatori hanno studiato tre situazioni. Per prima cosa hanno scoperto che le Cassiopea hanno dei periodi di attività ridotta riconducibili al sonno e non paragonabili ad altri stati apparentemente simili come il coma. Hanno poi verificato che in quei periodi avessero una ridotta reazione agli stimoli, e per farlo le hanno inserite dentro delle vasche con il fondo mobile: essendo le Cassiopea un tipo di meduse che preferisce stare appoggiato sul fondale, i ricercatori hanno verificato come, abbassando il fondale, le meduse si muovessero per recuperare la posizione, rapidamente di giorno, ma lentamente di notte.
Per ultimo gli studiosi hanno testato la necessità di dormire delle meduse quando venivano private del sonno: dopo essere state tenute sveglie per un po’, gli animali mostravano un’attività molto più bassa del normale.

Morgan Freeman si è fatto dei nemici in Russia

Morgan Freeman si è fatto dei nemici in Russia

Dal 18 settembre c’è su YouTube un video in cui l’attore statunitense Morgan Freeman parla del ruolo avuto dalla Russia nelle elezioni vinte da Donald Trump. Il video è stato visto più di 300mila volte ed è stato realizzato dal Committee to Investigate Russia, un’organizzazione non-profit tendente a sinistra fondata dal regista Robert Rainer. Il video inizia con Freeman che dice, con riferimento alle interferenze russe: «Siamo stati attaccati, siamo in guerra». Freeman invita poi a immaginarsi una storia-da-film di spionaggio il cui protagonista è Vladimir Putin. Alla fine del video, Freeman invita Donald Trump a «salvare la democrazia» e prendere una posizione molto più forte sul tema.

Il video, come prevedibile, non è per niente piaciuto al governo russo. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha detto che «è difficile prendere sul serio le parole di Freeman» e altri esponenti del governo hanno criticato e smentito le cose dette da Freeman, in certi casi sostenendo anche che sembri essere poco lucido. Lo stesso hanno fatto alcune televisioni russe: qualcuno ha detto che Freeman ha un “complesso messianico”, qualcun altro ha tirato in ballo un suo presunto e intenso uso di marijuana. Su Twitter è anche partito l’hashtag #StopMorganLie (ferma le bugie di Morgan).

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