Però Grillo ha ragione

Per una cosa – dico da giornalista – Grillo ha ragione: per come sfancula i giornalisti che gli danno ragione.
Parlo di certi miei colleghi spesso maturi, navigatori di mille mari, autentici rabdomanti di stipendi: gente che con la scusa di intercettare il nuovo e pensionare il vecchio (loro esclusi) strizzano l’occhio a ogni grillata come facevano certe contesse coi maoisti negli anni Settanta. Meglio: come fecero loro stessi negli anni Novanta quando tifarono Mani pulite e ogni nuovismo manettaro (dalla Rete alla Lega) sinché non travolsero il loro editore o il loro partito.

Sono divisi in due categorie:

1) i fautori del cupio dissolvi, della palingenesi, gli assetati di assoluto, gli speranzosi che tutto sia raso al suolo – loro invecchiando – e frantumata ogni Bastiglia;

2) i finti-terzisti alias finti-neutralisti alias veri-paraculi, cioè i buonsensisti sterili che a sessant’anni ancora si acquattano perché non si sa mai, disposti a mandare in onda ore di Grillo con la scusa di «capire».

Ma c’è ancora molto da capire? Volete che vi diamo una mano?
Durerà ancora molto, questa eterna ricognizione in tutto ciò che alberga negli stomaci e però manca nei cervelli? Fingete pure di sorvegliare idee e programmi che non ci sono o che sono pericolosi, esimi colleghi; proseguite pure il vostro sforzo professionale di comprensione. Però, intanto, in quel posto dove vi manda Grillo, andateci da soli.

(Pubblicato su Libero)