La democrazia riprenderà il più presto possibile

– Non è ancora chiaro, alla fine, perché l’impossibilità di andare a votare sia valsa per noi e non per la Spagna, che pure è passata da un annuncio di dimissioni con successive e fisiologiche e democratiche elezioni anticipate: saranno tra una settimana. Nei fatti, alcuni organismi internazionali e alcuni capi di stato stranieri ci hanno proibito di andare a votare. Nei fatti, la speculazione internazionale è rivolta solo contro di noi.

– Il prossimo governo Monti è un commissariamento della politica e della democrazia italiana, oltretutto imperniato su un ricatto: se non si avesse incondizionatamente accettato un suo dicastero – lo raccontava il commissario europeo Herman Van Rompuy – diverse banche cinesi e anglosassoni erano pronte a immettere sul mercato miliardi di Btp (titoli di Stato italiani) facendo schizzare gli spread lungo una strada senza ritorno. La sostanza è che dovevamo accettare un governo Monti senza neppure conoscere che cosa volesse e voglia realmente fare.

– La fiducia data dal Parlamento è stata sostituita dalla fiducia data dalla Banca centrale e dal Fondo monetario e dai famosi mercati. L’indice di gradimento è lo spread, la schiuma ne sono le varie telefonate di alcuni leader mondiali a Giorgio Napolitano. Il fatto che un gradimento parlamentare sia comunque e formalmente necessario (ci mancherebbe altro) appare ingannevole, perché l’emiciclo è chiuso all’angolo e non è nelle condizioni politiche e psicologiche per negare alcun appoggio. Sarà comunque, tra vari borbottii, una fiducia al buio. Non fossero esempi cretini, verrebbe da dire che più di un dittatore novecentesco ascese al potere con appoggi parlamentari giustificati dall’emergenza.

– In questa fase, il Parlamento è divenuto una sorta di definitivo ostacolo, di intoppo, una pastoia burocratica come parimenti sembrava considerarlo, a tratti, anche Silvio Berlusconi: ma è Mario Monti ad aver ottenuto la risoluzione del problema. L’adesione al neo-governo di eventuali «politici», rigorosamente su invito, ha tutta l’aria dell’ennesima copertura formale la cui pre-condizione è che i medesimi non incidano realmente sulla gestione monocratica del programma di riforme decise da un uomo solo. Bene che vada, eventuali ministri di destra-sinistra-centro si annullerebbero a vicenda.

– Siamo al completamento di una Repubblica presidenziale sottotraccia, al «governo del Presidente» come già tentato a suo tempo da Oscar Luigi Scalfaro. Una differenza è che Giorgio Napolitano in pratica ha designato Mario Monti ancora con un legittimo governo in carica (neppure sfiduciato) e ricevendo il simultaneo e fondamentale gradimento di leader e organismi stranieri: e questo non si era mai visto. Il piglio decisionale di Napolitano nasce dalla presunzione che il governo non avrebbe dato seguito alla legge di stabilità che pure ha approvato: ma questa presunzione, senza gli input e le impazienze d’oltreconfine, non sarebbe certo bastata al mite Giorgio Napolitano perché intimasse le dimissioni di Berlusconi.

– Se è vero che l’intero residuo di legislatura rimarrebbe commissariato da un governo monocratico e dedito anche a cambiare la legge elettorale o addirittura la Costituzione – questo si apprende – l’espressione «golpe postmoderno» torna più attuale che mai, sorry.

– Alla comunità internazionale non importa nulla dell’intrinseca risoluzione dei nostri problemi storici o acquisiti: non dell’aumentata disuguaglianza sociale, delle nuove sacche di povertà, della disoccupazione o del diminuito potere d’acquisto. Importa solo, a costoro, del pareggio di bilancio, dell’appeal mercatista e, diversamente per ciascun leader, della risoluzione di propri problemi interni. Vera protagonista di ciò che realmente accade non è la nostra politica, ma la loro.