Lettera a Maurizio Belpietro

Caro direttore, mi rifaccio al tuo editoriale su Libero in cui evidenzi come nella compagine di Futuro e Libertà, circa i temi etici, convivano gli orientamenti più vari e disparati: a libertari come Luca Barbareschi si affiancano cioè monumenti un tantino reazionari come Mirko Tremaglia, per dire. So che il tuo ragionamento è più generale e che tende a chiedersi quale sia il collante di Futuro e Libertà: siccome ti è noto quanto i temi etici mi stiano a cuore, però, chiedo di poter riproporre qualche dubbio a riguardo.

Tu stesso ricordi che un partito non è una caserma e che su certi argomenti è normale che cambino gli orientamenti. Bene. Se da un lato ti chiedi come le posizioni di Gianfranco Fini su biotestamento e fecondazione possano accompagnarsi all’integralismo di deputati come Giuseppe Valditara e Antonio Buonfiglio, tuttavia, lo stesso ragionamento doveva essere valido all’interno del PdL, ne converrai. Parentesi: faccio notare come i benedetti temi etici, sottovalutati da tutti perché «non spostano voti», abbiano spinto più di un deputato a lasciare il primo partito italiano. Ma vado subito al punto, anzi alla domanda: su questi temi, in un partito, alla fine chi dovrebbe decidere? Tre le risposte possibili, a mio dire:

– il programma di governo;
– la libertà di coscienza;
– gli italiani.

Nel programma, per cominciare, certa roba non c’è. Prima del caso Englaro e dello sciagurato disegno di legge Calabrò, per capirci, l’incarico di normare il biotestamento l’aveva un ex radicale come Benedetto della Vedova. Neppure si parla seriamente di aborto, nel programma: Silvio Berlusconi, nel suo discorso d’insediamento, parlò solamente di «ringiovanire l’Italia e farla uscire dal rischio della denatalità», di «rimuovere le cause materiali dell’aborto» e di «varare un grande piano nazionale per la vita e per la tutela dell’infanzia». Questo prima che un gruppetto di deputati folgorati e vicinissimi al Vaticano, a governo avviato, cominciasse a imporre un’intervista al giorno sui temi eticamente sensibili.

A non esserci, poi, e spiace dirlo, è la libertà di coscienza: sbandierata a parole, sono diversi i deputati che hanno raccontato anche pubblicamente – Chiara Moroni tra queste – come le pressioni siano sempre state di senso contrario.

Gli italiani, infine: non mi stancherò mai di riproporre quei sondaggi secondo i quali su determinati temi – testamento biologico, Legge 194, coppie di fatto, divorzio breve e laicità dello Stato – non è che parte del centrodestra abbia opinioni «di sinistra», ma ha le opinioni della maggior parte degli italiani anche di centrodestra. I sondaggi sono a disposizione.

È per questo che Berlusconi, che scemo non è, per l’approvazione di certe leggi ha pigiato il freno.

Su tutti gli altri argomenti, direttore, il discorso cambia. Nel centrodestra c’è sì il forcaiolo e il garantista, il liberista e lo statalista, il laicista e il baciapile: ma unità e disciplina impongono posizioni univoche, è impensabile che certe scelte economiche e legislative siano asservite a sondaggi o libertà di coscienza. Ma per altre questioni riguardanti le scelte personali, viceversa, un Parlamento ha il dovere di sondare l’autentica volontà popolare e di legiferare nel senso più democratico possibile. Sui temi etici non sono alcuni deputati finiani, o altri del PdL, ad avere posizioni bislacche e personali: sono tutti gli altri.