Possiamo credere nell’Italia?
Con Alec Ross parliamo di come sarebbe un "sogno italiano", visto come se la passa quello americano, e del perché solo parlarne ci imbarazza

Ogni volta che qualcuno dall’estero sostiene che l’Italia debba fare meglio di così, abbiamo due reazioni. La prima è metterci sulla difensiva: figurati se deve arrivare, boh, un americano a spiegarci cosa non va. La seconda è abbassare le aspettative: certo, sarebbe bello, peccato che qui le cose funzionano così. Ora, c’è effettivamente un americano che pensa che l’Italia abbia quel che serve, ma che da trent’anni lo sprechi per ragioni che non sono immutabili. Si chiama Alec Ross, ha origini italiane, ha lavorato con Barack Obama e Hillary Clinton; oggi insegna a Bologna ed è l’autore del libro The Italian Dream (Feltrinelli).
Ross propone una cosa che a molti di noi viene quasi da respingere per istinto, con imbarazzo: un sogno italiano, addirittura. Un modo per credere nel futuro del nostro paese senza copiare gli Stati Uniti, coerente con quello che siamo, costruito senza raccontarci le solite favole sul cibo, il sole e il mare. Una conversazione su cosa vorrebbe dire essere patriottici senza sentirsi scemi, credere nell’Italia senza ricadere nella retorica dell’Italia bellissima, e provare a cambiare alcune cose che sembrano impossibili da cambiare.
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