Baciami ancora

“Un bellissimo spreco di tempo, un’impresa impossibile, l’invenzione di un sogno, una vita in un giorno”. Quel giorno sarà uno qualunque della settimana prossima quando per l’ultima volta andrà in scena il bacio più bello della storia del tennis.

C’è un uomo che la settimana prossima smetterà di fare quello che fa tutti i giorni: giocare a tennis. Non è un uomo qualunque: si chiama Ivan Ljubicic, è il secondo giocatore croato più forte di sempre, è stato numero 3 del mondo, ha trascinato il suo paese nel primo storico trionfo di coppa Davis del 2005 e a 31 anni è riuscito nell’impresa di vincere Indian Wells, uno dei tornei più prestigiosi del circuito.

C’è un uomo dal volto dolce e sorridente che a Montecarlo saluterà amici e colleghi per l’ultima volta. Non è un uomo qualunque: i colleghi lo conoscono e lo rispettano perchè per anni li ha rappresentati nelle trattative sindacali con l’Associazione dei Tennisti Professionisti, si è fatto carico dei loro problemi e ha cercato le soluzioni giuste per risolverli.

C’è un uomo completamente pelato che riceverà un ultimo bacio settimana prossima a Montecarlo. “Siamo fuori tempo massimo…venti sono pochi…quaranta sono tanti…adesso è il momento giusto”. Non sarà un bacio qualunque: sarà il bacio dell’uomo che ha creato il Ljubicic tennista e che ne è stato amico e padre per vent’anni. Sarà il bacio di Riccardo Piatti, uno degli allenatori più apprezzati al mondo, capace di registrare il mostruoso servizio di Ivan, di sistemarne i difetti sul diritto e di valorizzarne il magnifico rovescio.

C’è un uomo felice che sulla terra rossa monegasca sorriderà una volta di più. Lo farà soprattutto quando Djokovic e compagni lo prenderanno in giro nello spettacolo che i giocatori gelosamente scrivono e recitano nel principato e da cui tutto il resto del mondo è tenuto rigorosamente all’oscuro. Non è un uomo qualunque: prendendo a prestito le parole di un lettore di tennis.it per qualche settimana Ljubicic è stato il più forte tennista del pianeta Terra. I due sopra di lui (Federer e Nadal) non erano di questo pianeta ma di un’altra galassia e sulla Terra non si poteva batterli.