Una storia d’amore

Due persone. Una rete li divide. All’inizio è solo lavoro, lui da una parte a insegnare, lei dall’altra a imparare. Pian piano nasce un’amicizia e la rete diventa un luogo in cui incontrarsi per parlare, per conoscersi e per crescere assieme. Poi il tutto diventa amore e la rete diventa l’abbraccio che li unisce. Da una parte Virginie Razzano, una delle più forti giocatrici francesi, dall’altra Stephane Vidal, morto lunedì a 32 anni per un tumore al cervello.

E’ una storia d’amore bellissima quella tra Virginie e Stephane, nata undici anni fa sui campi dorati della terra francese. Lei aveva 17 anni e si formava nel circolo in cui i genitori l’avevano cresciuta, lui ne aveva 21 e aveva deciso di lasciare perdere la carriera da professionista per diventare allenatore. Due anni meravigliosi in cui Stephane diventa amico, fratello e compagno, due anni in cui Virginie trova quel punto di riferimento che le permette di lasciarsi alle spalle quella che lei stessa definisce “un’adolescenza molto difficile”. Vidal diventa il faro di Razzano, atleta ragazzina con l’espressione da donna, sempre avvolta da un’aurea di mistero in campo e in sala stampa, capace di parlare per ore ma di non farti mai arrivare a conoscerla veramente.

Virginie in Stephane aveva abbandonato completamente se stessa. Racconta Angelica Fratini, che di tennis femminile ne mastica come pochi, di una conferenza stampa in cui un giornalista francese chiese a Razzano se si sentisse di valere le prime 15 del mondo, lei che in classifica al massimo è stata sedicesima. Esitante lei si era girata verso Stephane e ingenuamente gli aveva riproposto la stessa domanda: “Che dici, secondo te potrei arrivare così in alto?”.

Nel 2002 a Vidal viene diagnosticato un tumore al cervello. Un’esistenza che cambia completamente tranne che in un particolare: Virgine è sempre lì, accanto a lui. Lei gioca, lui si cura. La vita di Stephane continua anche se con una data di scadenza appiccicata addosso. La prima operazione gli lascia in ricordo un’emiparesi che rientra solo dopo lunghi mesi di fisioterapia. Nove anni di ospedali e palline, di stampelle e racchette, sempre uno accanto all’altra.

Questa primavera Razzano si trasferisce qualche settimana negli Stati Uniti ma Stephane rimane a casa. La malattia peggiora e non ce la fa a viaggiare. Lei vorrebbe fermarsi ma lui glielo impedisce. Hanno lavorato tanto perché lei avesse una vita serena, le cose non devono cambiare a causa della sua malattia. Virginie fa la spola tra gli impegni tennistici e casa ma non c’è più nulla da fare. Stephane muore lunedì 16 maggio all’età di 32 anni. Prima di spegnersi in quell’ultima domenica di sonno e silenzio le chiede di giocare il Roland Garros che inizia settimana prossima. Le chiede di farlo per lui, per tutto quello in cui hanno lavorato negl ultimi 10 anni, per il loro amore.

Virginie lo farà e quando lunedì prossimo scenderà in campo a Parigi per giocare il primo turno sarà come averlo accanto: “Non troverò mai più qualcuno così buono e forte come Stephane ma l’energia che mi ha donato vivrà per sempre con me”. Se passate dal Bois de Boulogne quel giorno qualche istante della loro storia sarà per sempre anche vostro.