HA! Anche tu? Anche io!

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Mentre le persone mi parlano dei loro viaggi ne vedo il viso cambiare. Spesso, molto spesso, il tema degli Scribblitti riguarda il racconto di un viaggio. A volte le persone che intervisto prima di scarabocchiargli le pareti di casa mi parlano di come si sono conosciute, esperienze molto forti e irripetibili o di canzoni e simboli che le hanno accompagnate fino ad ora, ma non c’è un racconto che li trasfigura di più di quando mi raccontano dove hanno messo piede e come hanno fatto per arrivarci.

Come accade per ogni tappa di questo progetto prima di mettermi in viaggio c’è un notevole via vai di corrispondenza in cui definiamo un appuntamento per un certo giorno, in una certa città dove abitano e che conoscono bene da sempre. Poi le raggiungo. Suono al campanello e le trovo con ancora la riga del cuscino sulla fronte. – È eccezionale la media altissima delle persone che ho trovato ancora semi addormentate al mattino presto in pijama all’ingresso di casa –.

Se non fosse per le parole che sono costretto ad usare scrivendo che trasformano tutto in goffa tassonomia, potrei farvi vedere come si illumina la mia di faccia appena inizio a ricordare di un viaggio. Anzi, già che ci siamo ora facciamo un test: provateci con la vostra. A me basta davvero poco per trasformarla. Ho sempre quella faccia quando sto scoprendo qualcosa ad esempio. Non sono più parlato attraverso quello che conosco di me. Sono una lingua che si sta arricchendo e diventa “altro”. Quell’altro, quel mutamento, in qualche modo si deve ripercuotere nella memoria cellulare. E il viso cambia.

Così loro ed io, perfetti sconosciuti, ci guardiamo, ci riconosciamo, ci capiamo subito annuendo e iniziamo a rivivere il viaggio. Io come ascoltatore gli altri come trasmettitori di conoscenza, riti e ricordi. Mentre prendo appunti sul taccuino che mi serve per tratteggiare il racconto di chi ho davanti alternandolo a dei lunghi sorsi di caffè bollente penso – Ma! Anche tu? Anche io! – e incrociando lo sguardo come due stupidi, sorpresi, con gli occhi lucidi scoppiamo a ridere.

È lo scambio tra viaggiatori, diversi per modi e tempi, che sono stati cambiati dall’esperienza di vita che hanno scelto chiudendosi la porta di casa alle spalle per un po’ di tempo e aprendone un’altra davanti.  Quella verso l’altro, il diverso da Sè, a scapito di quello che il proprio piccolo Sè impone di interpretare in maniera testarda e povera di elementi cognitivi esterni tra le vie ed i semafori di una città ed una casa che si conosce palmo a palmo.

Questi qui sotto, quelli che vedete, sono una piccola, breve raccolta di Scribblitti di viaggio, di persone tra le più varie accomunate dal linguaggio vivo dello stupore che mi hanno raccontato qualcosa sul fino a dove le loro esplorazioni interne ed esterne sono arrivate.

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Tsuru! Tsuru!! Tsuru!!!

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I left my heart in Bhagan

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This is a map you only know how to read

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Koi

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Teapot Travels