Una storia di gattini e sardine

La nascita e la futura evoluzione del movimento delle “Sardine”, un gruppo nato da poche settimane per organizzare manifestazioni di piazza contro il leader della Lega Matteo Salvini, non dovrebbero stupire nessuno che conosca un po’ come funziona questo genere di cose. Primo: Matteo Salvini è un politico polarizzante, per approssimazione metà degli elettori italiani lo ama e l’altra metà lo odia. Ed è sempre in tv, sui giornali online e sui social network. Quindi se siete tra il 50 per cento di italiani che lo detesta, il vostro odio viene probabilmente rinfocolato più e più volte al giorno.

Per questa ragione è relativamente facile mobilitarsi contro di lui e in particolare è molto facile farlo sui social (ricordate “Gattini su Salvini“?). Se poi c’è di mezzo un’elezione importante, in una regione storicamente ostile a quelli come Salvini (l’Emilia-Romagna, dove il movimento delle “Sardine” è nato) il successo della mobilitazione è quasi assicurato.

Le manifestazioni “contro” sono un’ottima forma di mobilitazione. Pensiamo alle dozzine di governi corrotti e impopolari che sono stati costretti a dimettersi o a quante leggi ingiuste sono state ritirate dopo che i popoli avevano iniziato a protestare “contro” quei governi e quelle leggi. Certo, manifestare “contro” un politico di opposizione non ha obiettivi altrettanto chiari: gli si può chiedere di dimettersi dalla guida del suo partito o di ritirarsi dalla vita pubblica, ma non si ricordano molti casi di successo (soprattutto se il politico in questione è molto popolare).

E quindi, perché farlo? Perché manifestare contro qualcuno che non ricopre incarichi di governo? Le ragioni più ovvie sono ragioni non politiche, o pre-politiche come si diceva una volta. Ad esempio per ribadire un punto, un’identità. In questo caso: “Noi esistiamo e siamo quelli a cui non piace Salvini e quello che dice”. Si tratta di una testimonianza molto importante, soprattutto se la posizione di quel politico viene presentata come egemone, come condivisa da tutti, soprattutto dal “popolo” e questo obiettivo è stato certamente centrato dalle “Sardine”.

Ma al di là della testimonianza, si può manifestare contro un politico di opposizione con scopi “politici”? Sì, verrebbe da rispondere, ad esempio si può manifestare per evitare che vada al governo. O almeno, per impedirgli di vincere le elezioni locali. Ma siamo sicuri che organizzare una manifestazione sui social e radunare per un’ora o poco più qualche migliaia di elettori sia davvero lo strumento migliore per evitare che il proprio avversario vinca le elezioni?

Per qualche giorno le “Sardine” hanno messo un bastone tra le ruote dell’informazione e contribuito a far presentare Salvini in una luce non molto utilizzata solitamente: quella del leader politico contestato da vaste manifestazioni spontanee di popolo. È un risultato importante, di cui va dato un grande merito ai manifestanti. Ma, a parte questa gradita pausa nella messa cantata da parte di buona parte dell’informazione su “Salvini l’uomo della gente comune”, non penso che questo tipo di mobilitazione sia quella più efficace.

E questo perché per quanto il “flash mob” sia uno strumento utilizzato, i politici di tutto il mondo preferiscono ancora puntare sui vecchi metodi: andare in giro, distribuire volantini, attaccare manifesti, fare comizi, conoscere le persone e parlare con loro. Queste sono le cose che spostano i voti e che, a volte, aiutano a vincere le elezioni. Ma qui le “Sardine” e tutti i movimenti simili incontrano dei problemi. È relativamente facile portare 5 mila persone in piazza per protestare contro il politico più odiato del paese (e comunque vanno fatti i complimenti agli organizzatori per esserci riusciti), ma è un po’ più difficile convincerle a prendere ferie e a spendere i propri weekend per distribuire volantini a metà dicembre.

E se anche le “Sardine” volessero provare a selezionare i più determinati tra le decine di migliaia di iscritti che hanno raggiunto in pochi giorni, probabilmente avrebbero grosse difficoltà a reclutare più di qualche centinaio di volenterosi. E questo proprio perché le “Sardine” sono un movimento orgogliosamente “contro”. Cioè che li unisce è che non gli piace Salvini e il suo linguaggio, ma non c’è quasi nient’altro che piaccia altrettanto a tutti loro. Qualcosa che li spinga, tutti o quasi, a fare un passo in più.

A molti di loro, ad esempio, piace il PD. Ma non gli piace moltissimo: non vogliono tesserarsi, non vogliono le sue bandiere in piazza e non sembrano particolarmente interessati a sostenere il suo candidato in Emilia-Romagna, Bonaccini. E anche tra quelli che simpatizzano con il PD le opinioni sono estremamente varie. Ci sono quelli per cui il vicesegretario Andrea Orlando è un pericoloso comunista e quelli che vorrebbero vedere Nicola Zingaretti fare come Corbyn. In piazza c’erano probabilmente avvocati centristi di Italia Viva, manager di cooperative nostalgici di LeU e qualche studente fuori sede più radicale, ma non troppo (la maggior parte di quelli davvero radicali in queste notti si impegna in azioni diciamo “meno dimostrative” contro Salvini).

Insomma, le “Sardine” sono contro Salvini, ma non sono necessariamente per il PD, per il centrosinistra o per il candidato del centrosinistra in Emilia-Romagna, Bonaccini (e chissà quanti di loro effettivamente lo voteranno). E anche quelli che sostengono tutti e tre, non appena dovessero iniziare a parlare sul serio di politica si dividerebbero immediatamente: chi non vuole la tassa sulla plastica e chi la vieterebbe entro la fine del 2020, chi dice di voler abbassare le tasse agli imprenditori e chi chiede di alzare le pensioni minime. Senza contare che poi in quella piazza c’era anche gente contraria ad alcune politiche di Salvini, ma probabilmente favorevole ad altre (quanti di loro, ad esempio, erano davvero contrari alla flat tax sulle partite IVA o alla riduzione delle aliquote?).

Certo, in tutto questo va detto che giocano un ruolo soprattutto il PD e il suo candidato Bonaccini. Se le “Sardine” non voglio mischiarsi apertamente con loro è anche perché il PD è divenuto impopolare, soprattutto nelle piazze. L’Emilia-Romagna in particolare è la regione in cui, più di tutte, il PD coincide con l’establishment amministrativo ed economico. Bonaccini è il naturale prodotto di questo ambiente: un abile manovratore in grado di tenere insieme blocchi di potere, più che un popolare agitatore di piazze.

Insomma: le mobilitazioni sono un bene, è sempre bene sporcarsi le mani in piazza ed è bene cominciare a fare politica in qualsiasi modo purchessia, ma io non mi stupirei se le “Sardine”, a causa delle difficoltà oggettive ed esogene nel fare azione politica nell’Italia di oggi, facessero presto la fine che hanno fatto altri animali politici (o meglio: pre-politici) degli ultimi anni: dai Girotondi al Popolo Viola. Finendo con i Gattini su Salvini.