La mortalità infantile in Grecia

Lunedì 31 marzo, durante la trasmissione Piazza Pulita, il candidato alle elezioni europee con la lista Tsipras, Luca Casarini, ha dichiarato che la mortalità infantile in Grecia è raddoppiata durante la crisi a causa delle politiche di austerità imposte dalla Germania. Non è vero: si tratta di un’affermazione che si sente ripetere oramai da un mese e che è già stata smentita in maniera molto efficace da Luciano Capone in un articolo sul Foglio. Visto che però questo dato continua ad uscire fuori, vale la pena tornarci su.

La prima volta in cui in Italia si è parlato di un aumento della mortalità infantile in Grecia a causa dell’austerità è stato in un articolo del quotidiano la Repubblica, pubblicato il 22 febbraio 2014. Sotto al titolo “Grecia, strage degli innocenti”, il testo recitava:

La mortalità infantile nei primi mesi di vita dei bambini è aumentata del 43 per cento in Grecia a seguito dei brutali tagli alla spesa pubblica, e al dimezzamento del bilancio della Sanità, imposti dalla crisi del debito sovrano e dalla spietata “terapia” di risanamento imposta dall’Unione europea, dalla Banca centrale europea, dal Fondo monetario internazionale, dal governo federale guidato dalla Cancelliera Angela Merkel. E’ una strage degli innocenti, una cifra spaventosa, quella che emerge da un rapporto pubblicato dai ricercatori delle università britanniche di Cambridge, Oxford e Londra e pubblicato dalla rivista medica del Regno Unito “The Lancet”, la più autorevole nel mondo.

Come sottolinea Capone, l’errore principale di questa affermazione è stabilire una inequivocabile relazione di causa ed effetto tra l’austerità e l’aumento del della mortalità infantile. Il secondo errore è considerare in maniera parziale i dati sulla mortalità infantile. Repubblica ha preso i suoi dati da un articolo intitolato “Greece’s health crisis: from austerity to denialism“. In uno dei paragrafi di questo articolo gli autori scrivevano, molto esplicitamente: “Il calo della mortalità infantile ha subito un’inversione, crescendo del 43 per cento tra il 2008 e il 2010”. Questi dati, che sono corretti, venivano contestualizzati meglio in “Maternal and child mortality in Greece”, uno studio focalizzato sull’andamento della mortalità infantile in Grecia pubblicato lo stesso giorno sullo stesso numero della rivista. Come scrive Capone:

In questo articolo i ricercatori giungono a conclusioni esattamente opposte, affermando esplicitamente che “il tasso di mortalità infantile non differisce tra il periodo di crisi e il periodo pre-crisi”. Gli studiosi confermano che dopo il lungo e costante calo a partire dagli anni 50, la mortalità infantile è cresciuta nei primi due anni di crisi (2009-2010), ma poi è ritornata a diminuire per attestarsi su livelli inferiori al periodo pre-crisi, analoghi a quelli di paesi con tassi molto bassi come l’Italia o la Germania.

Qui sotto trovate la tabella allegata all’articolo con tutti i numeri (gli “stillbirths” sono i nati morti).

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È facile notare come la mortalità infantile sia aumentata in Grecia a partire dal 2008, un anno in cui la spesa sanitaria non è stata tagliata. La mortalità è aumentata anche nel corso del 2009 e del 2010, ma soltanto nel corso di quest’ultimo anno la spesa sanitaria è stata tagliata in maniera significativa. Negli anni successivi, 2011 e 2012, quando i tagli avrebbero dovuto dispiegare tutto il loro effetto negativo, si nota una flessione della mortalità che nel 2012 è ritornata al tasso pre-crisi (in questo rapporto dell’OCSE trovate tutti i dati sulla spesa sanitaria in Grecia).

Detto questo è importante sottolineare come quasi tutti i documenti che abbiamo citato sottolineano come ci sia una qualche forma di causalità tra i tagli alla spesa sanitaria e crisi economica, da un lato, e peggioramento delle condizioni di salute dall’altro. L’esempio della mortalità infantile, però, non è quello giusto per mostrare questa relazione.