La terza cosa, tra Erik Satie e Lou Reed

Mash-up, terminologia che in musica significa far venire fuori una terza musica unendo due. In questo modo nasce la “terza cosa”, come a me viene di chiamare questo gioco di innesti. Ad esempio si prende una voce e la si immerge in un altro contesto musicale, quindi il gioco può essere infinito.

Qui in Italia, Alessio Bertallot, dj sperimentatore e ricercatore instancabile di suoni e nuove miscele, ha senz’altro fatto fare al mash-up un passo ulteriore. Nelle sue “Jazzapposizioni” – questo termine coniato da lui – un musicista improvvisatore suona live su una base da lui proposta. Questi incontri avvengono in diretta durante le sue trasmissioni radiofoniche. Quindi capita che uno strumentista possa virtualmente dialogare con i Radiohead o con Miles Davis. I risultati sono spesso sorprendenti e tutto concorre a dare nuove luci su un pezzo.

Qui vi fate un’idea della sua ultima avventura radiofonica nata pochi mesi fa.

Poco tempo fa Alessio mi ha proposto un mash-up a dir poco impegnativo sotto molti punti di vista: suonare il piano sotto la voce di Lou Reed nel suo capolavoro “Walk on the wild side”.
Alla sua proposta mi è subito venuto in mente Satie. E che c’entra direte voi? In effetti le due cose sembrano lontanissime. Ci ho pensato un po’ su prima di accettare e ho cercato di comprendere come mai nella mia mente si fosse aperto questo file e ho capito che se questa “terza cosa” aveva senso, doveva nascere dall’incontro di questi due mondi musicali.

A questo mash-up siamo arrivati pensando alla sola voce di Reed sul mio pianoforte, escludendo gli altri strumenti. Del resto sono loro due, Erik e Lou che nella mia mente si incontrano a notte fonda per fare musica assieme davanti a un piano in qualche angolo dello Chat Noir di Parigi o della Factory di Warhol a New York. Vi confesso che è stato particolarmente forte trovarmi da solo con la sua voce in cuffia, ma questo potete immaginarlo. Ho improvvisato, semplicemente improvvisato utilizzando la cellula più famosa dell’alfabeto di Satie, quella che tutti subito individuano.
Il risultato è questo video, resoconto fedele della prima – e unica – take in cui Satie e Lou Reed si sono incontrati.

Chi frequenta questo angolo del Post sa che qui si pensa alla storia delle musiche come a un gioco di specchi. Giocando coi riflessi si mettono in comunicazione mondi apparentemente lontani, si illuminano inaspettati angoli che dimorano all’ombra dei grandi e in ultimo si creano anche sorprendenti illusioni e incontri immaginari.

Due artisti così differenti nei tempi, nei luoghi e nei modi, hanno in realtà in comune quella cosa che unisce i veri grandi: saper individuare il confine, quella linea d’ombra che segna il punto di inizio di diversi orizzonti. È un punto nevralgico nelle arti quanto pericoloso nei modi di affrontarlo. Puoi oltrepassarla, quella linea. E allora sono cavoli tuoi sul come uscirne, se ci riesci.
Ma a me interessa constatare che i veri grandi della musica sono sempre riusciti a vedere oltre proprio perché hanno saputo restare di sentinella, sopra quella linea, passeggiandoci sopra durante tutta la loro vita.

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