Una preghiera per il Giappone

Leggo sul Post i resoconti di Flavio Parisi, che incontrai nel 2006 durante un mio concerto a Tokyo nell’Apple Store di Ginza, e le lucide sensazioni che descrive sono le stesse che ricevo due volte al giorno dai colloqui con i miei amici chiusi in casa a Tokyo, pronti a scappare in auto verso sud, benzina permettendo.

Spesso, in questi ultimi cinque anni, ho dovuto combattere con la scelta di trasferirmi in Giappone. Non l’ho fatto fisicamente, mentalmente è come se vivessi lì e due o tre volte l’anno mi capita di andarci per lavoro. La mia famiglia di amici è cresciuta via via e i loro insegnamenti professionali e di vita hanno innegabilmente fatto crescere la mia musica. Io, là, sono semplicemente un musicista che ha il suo pubblico e che, con grande mio divertimento e onore, viene spesso considerato “più giapponese dei giapponesi”.

In queste ore drammatiche, i miei amici mi hanno chiesto solo un tipo di aiuto: la mia musica. Io, pronto a partire il giorno dopo per unirmi a loro – peraltro del tutto inutilmente direi – ho capito che dovevo e potevo
fare solo una cosa: pensare a loro e scrivere qualcosa che potesse raccontare il mio sentimento di vicinanza.

In questi giorni di palinsesti e programmi annullati, gli amici di Modaista, una delle trasmissioni settimanali di J-Wave Radio più seguite in Giappone, ha deciso di usare la musica creando un particolare momento di ascolto collettivo.

“Pray for Japan” è la trasmissione che andrà in onda nella mattina di sabato 19 marzo, rimbalzando in vari network di tutto il Giappone. Mi scrivono: “We hope and believe that radio has a strong role as a media to heal people’s heart through playing music”. Una dozzina di musicisti e Dj di tutto il mondo hanno lavorato in queste ore per mandare i loro messaggi vocali e le loro musiche.

Questo è quello che è successo a me in questi ultimi giorni. Lunedì notte ricevo la richiesta. Ci sono. Non ci dormo la notte e martedì mattina trovo la soluzione. So di una bravissima violoncellista giapponese da qualche anno a Milano. Da tempo, siamo in contatto per fare qualcosa insieme, ma non ci siamo mai incontrati. La chiamo e le spiego che abbiamo poche ore per questo gesto, non c’è altro tempo. Ci sarà.
Scrivo l’arrangiamento per piano e cello. Lo studio di registrazione aderisce e partecipa supportando l’operazione. Alle diciotto ci incontriamo: un abbraccio e poi solo musica. Proviamo un po’ di volte e registriamo. Poche parole, mi basta leggere negli occhi di Yuriko Mikami quello che ogni giapponese sta passando in queste ore.

Mercoledì pomeriggio il brano è spedito a Tokyo. “Hope at sunrise” è suonato con la speranza che da questa tragedia possa nascere un’alba diversa per tutti. È solo musica. Poi c’è tutto il resto di concreto che possiamo e dobbiamo fare.

Qui potete fare delle donazioni.