La Terra Promessa agli elettori (SPOILER)

Due uomini si sfidano per ottenere il voto alle prossime elezioni. Uno di loro promette soldi e fortuna. L’altro giura di voler salvare tutti dallo sfruttamento truffaldino del business. Entrambi tentano di sedurre gli elettori con vecchie tecniche da piazzisti che però funzionano sempre bene. Si presentano come figli del popolo, entrambi cercano di fare i simpatici con bimbi, signore e signorine e con gli anziani. Contadini, insegnanti, piccoli imprenditori, impiegati, manovali e operai si lasciano sedurre prima dal carisma di uno e poi da quello dell’altro. Eppure c’è qualcosa in quel sorriso che li rende simili.

Come andrà a finire questo film? Che si scoprirà che entrambi hanno lo stesso datore di lavoro e la messinscena del loro conflitto serve a portare a un esito elettorale guidato.

Da una parte, in questo film (perché si tratta di un film vero e proprio, anche se può sembrare qualcos’altro) c’è Steve Butler (Matt Damon) il cui nome tradotto in italiano vuol dire “Stefano il Maggiordomo”, manager in carriera alle dipendenze di una multinazionale che tenta di trivellare la terra di un paesino della Pennsylvania alla ricerca di un giacimento di gas naturale. Ma c’è il rischio del fracking, (fratturazione idraulica o scavi  che possono inquinare le falde acquifere e l’aria). Un vecchio professore ambientalista (Hal Holbrook) propone di mettere al voto la concessione per sforacchiare il sottosuolo. All’improvviso, si materializza nel paesino il carismatico Dustin Noble (John Krasinski), “Dustin il Nobile”, del gruppo ecologista Athena.

“Il Nobile” con un’efficace campagna pubblicitaria e di comunicazione, cantando al bar del karaoke locale e facendo il simpaticone al bar, convince tutti a votare contro, mostrando alla popolazione le foto delle vacche uccise dall’avvelenamento da fracking nella fattoria del Nebraska dove dice d’esser cresciuto.
Il manager Butler, ormai convinto che la partita è persa, riceve per posta la prova di là d’ogni dubbio che le foto di Noble sono un falso. Ma poi Butler scopre che Noble stesso è un falso. La multinazionale, a sua insaputa, gli ha creato un finto nemico per poi screditarlo pubblicamente e far capire che il Maggiordomo aveva ragione, e il Nobile non è più tanto degno di quel cognome. La fattoria con le vacche morte non era in Nebraska e non centra nulla con il fracking. L’ecologista è smascherato, il voto a favore delle trivelle, sull’onda delle emozioni, è garantito. O quasi. Il finale di “La Terra Promessa” si può intuire, ma lo spoiler finisce qui.

Quel che più mi ha colpito, in questo bel film, non è solo il toccante affresco di un’America che si impoverisce, dopo una lunga pausa nella cinematografia di Hollywood.

Ciò che mi ha interessato di più, sono stati quei due, così simili, che si affrontano alle elezioni, e che hanno lo stesso datore di lavoro. E un unico obiettivo. Che non è quello di servire gli interessi di tutti i cittadini.

(“La Terra Promessa“, regia di Gus Van Sant, sceneggiatura e interpretazione di Matt Damon e John Krasinsky, da una storia di Dave Eggers, ha appena vinto una menzione speciale al Festival di Berlino.)

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