Un tempo qui era tutto letame

Per millenni la resa media di tutte le colture è rimasta invariata: il grano per esempio è stato fermo intorno a una tonnellata per ettaro (ha). I motivi sono vari (economici, agronomici), tra questi la nutrizione delle piante. Una soluzione per aumentare le rese era cercare nuove terre, e infatti, Nord America, Argentina, Australia. Però i raccolti peggioravano perché assorbivano molte sostanze dal terreno.
Il problema era così grave che nel 1898, sir William Crookes, un chimico, sostenne in un discorso davanti all’Associazione Britannica che, tempo una generazione, l’inedia sarebbe stata inevitabile. Allora, gli unici concimi erano il letame e il guano. Al largo delle coste sudafricane e sudamericane, sulle isole ricche di uccelli di mare si erano accumulati per secoli immensi depositi di sterco d’uccello ricco di azoto e fosforo. A un certo punto si misero tutti a scavare guano. Finché il Il 2 luglio 1909, Fritz Haber con la collaborazione dell’ingegnere Carl Bosch della BASF sintetizzò l’azoto, riuscì a combinare azoto dell’atmosfera con idrogeno ottenuto da carbone e ottenere ammoniaca.

Ah all’inizio, l’azoto di Haber fu respinto, come già era successo con la seminatrice: per molti agricoltori la bontà del letame non poteva essere ridotta a una polvere bianca. La concimazione è un aspetto fondamentale, se le piante non assorbono producono poco. Aspetto fondamentale e problematico. Ho fatto due chiacchiere con Pierluigi Sassi, AD di Timac Agro un gruppo molto innovativo in tema di fertilizzanti, per capire quali sono i problemi e se ci sono soluzioni.

Allora, ti presenti?
Pierluigi Sassi, 54 anni, sposato, padre di un figlio, runner, ingegnere elettronico con un passato nell’industria della componentistica per l’elettronica di consumo, nel 2008 cambio totalmente settore e passo all’agricoltura entrando nel Gruppo Roullier dove divento AD di Timac Agro Italia nel 2012.

Ok, caratteristiche della Timac Agro

Nel passaggio dall’elettronica di consumo all’agricoltura, per me i denominatori comuni sono stati la dimensione internazionale di Timac Agro, la complessità organizzativa di una realtà fortemente industriale e la volontà del Gruppo Roullier di essere sempre all’avanguardia nell’innovazione tecnologica, di processo e di prodotto.

Di innovazione poi parliamo e bene, un’ultima cosa prima di cominciare, faccio un po’ come quei direttori del personale che chiedono che convinzioni hai, che motivazioni…e che visione…
Sono convinto che solo lo spirito di squadra possa muovere un’organizzazione verso grandi traguardi. Che le squadre forti sono fatte da persone messe nelle condizioni di esprimere a pieno tutto il loro potenziale individualmente. La mia visione è di poter contribuire con Timac Agro Italia all’evoluzione della nostra agricoltura.

Allora cominciamo e parliamo di agricoltura (quella reale, con i problemi, le conflittualità, i costi e le soluzioni caso per caso). La Timac Agro produce fertilizzanti, ma mi spieghi a che servono?
In generale, i fertilizzanti sono quei prodotti che servono a nutrire le piante, direttamente o indirettamente.

In fondo ci nutriamo tutti, no?
Come per noi, certo. Anche per le piante la nutrizione è un aspetto cruciale. I fertilizzanti giusti aiutano le piante a produrre meglio e più a lungo, le rendono più sane e resistenti e, nell’attuale contesto di cambiamento climatico, le aiutano anche a superare condizioni di stress sempre più frequenti.

E le piante come li assorbono?
Cercando di semplificare all’estremo i complessi meccanismi fisiologici delle piante, la nutrizione vegetale riguarda principalmente due aspetti.

Vai, elenca.
La capacità delle piante di assorbire gli elementi nutritivi e la disponibilità dei nutrienti nel terreno.

Sembra facile…
Sembra…All’interno di questi due aspetti, le problematiche da affrontare sono molteplici, tra cui: ottimizzazione dei fabbisogni nutrizionali per ciascuna coltura; tempi e modi di applicazione; apporto, disponibilità e conservazione degli elementi nel terreno; loro efficacia ed efficienza; capacità di assorbimento e mobilità dei nutrienti nelle piante. non ultima la problematica della dispersione degli elementi in eccesso nell’ambiente.

Dalle dispersione nell’ambiente e delle altre problematiche fisiologiche dia assorbimento vorrei parlarne, ma prima, sempre per restare sulle cose elementari, come sono fatti i fertilizzanti?

I fertilizzanti si presentano in differenti forme fisiche per rispondere alle diverse esigenze in termini di modalità applicative. Nella maggior parte sono sotto forma di granuli o scaglie per applicazione su tutto il terreno o solo in prossimità delle radici, oppure liquidi o polveri per essere miscelati in acqua ed applicati con l’irrigazione.

Senti Pierluigi, ma l’azoto, il fosforo, il potassio, giusto per citare i tre principali macroelementi, da dove vengono? La produzione è complicata?

Partirei da fosforo e potassio. Di base, le fonti usate per i fertilizzanti sono materie prime minerali presenti in natura sotto diverse forme, e in diverse zone del pianeta. Per questi due elementi nutritivi, fosforo e potassio, le difficoltà riguardano da una parte le tematiche di estrazione mineraria e dall’altra quelle della trasformazione dei minerali in elementi nutritivi. Attraverso la tecnologia di trasformazione industriale si possono ottenere elementi nutritivi fosfatici o potassici più o meno evoluti, più o meno efficienti.
Più innovativa è la tecnologia, più gli elementi nutritivi rispondono in modo efficace alle problematiche di cui parlavamo prima.

Ok, e l’azoto?

Per quanto riguarda l’azoto la questione è molto diversa. L’elemento azoto costituisce oltre i tre quarti dell’aria che respiriamo. Una quota significativa dell’azoto usato per i fertilizzanti è ottenuto tramite processi industriali che trasformano l’azoto presente nell’aria in ammoniaca e successivamente in altre forme azotate solide. In questo caso parliamo di processi industriali della chimica di base, molto prossimi alla trasformazione degli idrocarburi. Inoltre, per alcuni fertilizzanti viene usato anche il così detto azoto organico. Una forma di azoto presente nelle sostanze organiche che, opportunamente trattata, a contatto con il terreno, si trasforma in azoto assimilabile per le piante. Anche in questo caso esistono dei processi di trattamento industriale della sostanza organica che la possono rendere più o meno efficace dal punto di vista della nutrizione vegetale. Vorrei aggiungere che, con l’aumento della sensibilità globale rispetto ai temi della sostenibilità, sempre di più si cercano anche fonti di economia circolare per tutti gli elementi nutritivi.

Ok, dai parliamone, vediamo di affrontare questi problemi che hai prima accennato. la dispersione degli elementi in eccesso in ambiente, le problematiche legate all’estrazione (sono risorse scarse), insomma parliamo di innovazione, la Timac Agro è all’avanguardia dicevi.

Il rapporto tra la quantità di elementi nutritivi che vengono assimilati dalle piante e quelle di fertilizzante messo nel terreno può rappresentare l’efficacia della fertilizzazione. In generale questo rapporto è molto lontano dall’essere pari ad uno per una molteplicità di fattori, in gran parte legati alla fisiologia delle piante, alla chimica del suolo, alla chimica degli elementi stessi, oltre che alle condizioni ambientali.

Mi fai un esempio?
Il fosforo è fondamentale per lo sviluppo delle piante già dalle prime fasi e spesso è proprio la carenza di fosforo un fattore limitante per la crescita. Questo è dovuto al fatto che il fosforo, così come lo si trova normalmente in natura, non è assimilabile dalle piante. E’ per questo che la concimazione fosfatica è particolarmente importante.

Infatti bisogna renderlo solubile…no?

Questo problema era già noto a metà dell’ottocento. In quell’epoca che è stato messo a punto un processo industriale che consente la trasformazione del fosforo in una sua forma solubile in acqua e assimilabile dalle piante. Una grandissima innovazione tecnologica per l’epoca che viene ancora largamente utilizzata ai giorni nostri.

Ok, però in natura le cose si complicano sempre…
L’enorme problema di questa forma di fosforo è quello di essere fortemente instabile al punto che, quando viene a contato con il suolo, più del 70 per cento ritorna nella forma originaria in pochissimo tempo, pochi minuti, e solamente meno del 30 percento rimane disponibile per le piante.

E’ questo è uno dei problemi di cui sopra. Dunque che si fa?
Questo è uno dei tipici problemi sui quali lavora il nostro centro di ricerche, il CMI. Un lungo lavoro di ricerca del nostro Centro Mondiale dell’Innovazione ha permesso recentemente di individuare l’esistenza in natura di una forma composta di fosforo, solubile in acqua, assimilabile dalle piante e, soprattutto, stabile.

Vai, spiega i dettagli?

Una forma molecolare di fosforo capace di rimanere nel terreno a disposizione della pianta, pronta per essere assimilata. Dopo anni di studio del fenomeno naturale che genera questa rara forma molecolare di fosforo e decine di pubblicazioni scientifiche, siamo arrivati a brevettare un processo industriale capace di replicare il meccanismo naturale e produrre una nuova forma molecolare di fosforo, anch’esso brevettato, il Top Phos.

Che è il vostro prodotto di punta, risultati in campo?

I molteplici studi scientifici e tutte le prove in campo hanno dimostrato che oltre il 90% del Top Phos viene assimilato dalle piante. Questo cambiamento epocale nell’efficienza del fosforo che il Top Phos ha portato non solo consente miglioramenti agronomici rilevanti ma offre anche, evidentemente, grandi benefici in termini di sostenibilità. Mi fa piacere ricordare che il Top Phos ha ricevuto moltissimi primi premi per l’innovazione in agricoltura e oggi è parte integrante di tutti i nostri prodotti granulari.

Riguardo al potassio e all’azoto, avete altre soluzioni per utilizzare al meglio le risorse, in senso lato dico, dalla produzione al consumo, insomma a cosa guardate, cosa studiate, cosa vi interessa oggi?

Per quanto riguarda gli azotati il tema è molto complesso ed è uno dei più trattati dai ricercatori di tutto il mondo che si occupano di nutrizione vegetale. Per l’azoto abbiamo da una parte grandi fabbisogni, prolungati nel tempo, per la maggior parte delle piante.
Perché l’azoto viene assorbito in varie forme e non tutte allo stesso modo…
Sì. Poi, l’azoto che, oltre a trasformarsi nelle sue tre diverse forme nel terreno non tutte ugualmente assimilabili dalle piante, presenta notevoli perdite per volatilizzazione e lisciviazione.

E avete trovato soluzioni?
Le nostre tecnologie produttive, anche queste tutte brevettate, lavorano sulla costruzione di membrane di protezione dell’azoto in modo da avere un rilascio progressivo nel tempo oltre ad una trasformazione controllata delle tre forme azotate in modo da presentare alla pianta i giusti quantitativi di azoto nel giusto mix di forme durante tutto il periodo di fabbisogno che si vuole coprire, ottimizzando così l’efficienza della concimazione azotata e riducendo al massimo le perdite nell’ambiente.

Per il potassio?
Sfruttiamo tecnologie analoghe anche per la protezione del potassio.

Visto che ci siamo, per finire, ci sono nuove forme di fertilizzanti?
Una categoria di fertilizzanti piuttosto nuova è quella dei biostimolanti. I biostimolanti sono prodotti ad azione nutritiva specifica che hanno il compito di migliorare il metabolismo delle piante in momenti della crescita o in situazioni specifiche. In genere sotto forma liquida, sono prodotti capaci di supportare le piante in momenti di particolare stress come in condizioni climatiche particolarmente avverse o in fasi fenologiche più impegnative come la fioritura o il germogliamento.

Hai detto all’inizio presentandoti che sei un runner, la Timac dove corre, che traguardo ha?

Il nostro CMI (centro mondiale per l’innovazione) è il più grande centro di ricerca privato sulla nutrizione vegetale in Europa. A Nel 2018 ha beneficiato di un finanziamento della BEI di 50M euro concesso per l’alto valore strategico della sua attività di ricerca per la comunità europea e sempre nel 2018 una ricercatrice italiana dell’università di Udine ha vinto una delle due borse di studio da 50 mila euro degli Innovation Awards di Roullier, concorso per i migliori lavori di ricerca al mondo in materia di nutrizione vegetale, promosso dal nostro Gruppo. L’innovazione è il traguardo.