Adieu, Gerard. È morto a 83 anni De Villiers, l’autore di SAS, Sua Altezza Spia

Quattro mogli, due figli, una fidanzata di trent'anni più giovane di lui: ah, gli scrittori francesi...

Tre mogli, due figli, una fidanzata di trent’anni più giovane di lui: ah, gli scrittori francesi…

Aveva fatto il giornalista fino ai 35 anni. Era arrivato a un punto di transizione: dopo tanto tempo passato a seguire gli affari esteri e a correre sui luoghi delle guerre di decolonizzazione, degli intrighi di un’Africa sempre più esplosiva e post-francese, delle trappole di un’Indocina avvelenata, aveva deciso di mettersi a scrivere romanzi d’avventura. Anzi, di spionaggio.

E così, a 35 anni, nel 1965, Gerard De Villiers, buon cronista di fatti internazionali con tanto di diploma prima dell’istituto di studi politici di Parigi e poi della mitica École supérieure de journalisme de Paris, cominciò a scrivere il primo dei suoi 200 romanzi centrati sulla figura di Malko Linge, nobile austriaco poliglotta e molto prestante che fa il freelancer per la CIA (deve mantenere un enorme castello e quello dello spionaggio è il mestiere più redditizio che sia riuscito a inventarsi) trasformando il suo titolo Son Altesse sérénissime (SAS) in un gioco di parole con “Sua Altezza Spia”. Sono romanzi d’appendice, anzi da “stazione ferroviaria” (Littérature de gare) che viene venuta nelle grandi edicole dei non-luoghi di passaggio o su abbonamento. E lui produce, come solo i francesi sanno produrre: 200 romanzi, che portano il New York Times a incoronarlo lo scorso gennaio come il re degli scrittori di spionaggio, sempre legato all’attualità, informatissimo, vicino a funzionari dei servizi e capace di andare sul posto per studiare l’ambientazione del suo prossimo libro, in grado di prevedere eventi storici (dall’assassino di Sadat a quello di Indira Gandhi, fino alla cattura del terrorista Carlos).

Soprattutto, De Villiers era un autore di destra. Radicalmente di destra. Al punto da definirsi  «résolument à droite, libéral, anticommuniste, anti-islamiste, anticommunautariste, antisocialiste» (ma non razzista). La sua lettura era così un “piacere proibito” per gli  intellettuali francesi (ovviamente e rigorosamente di sinistra), che si vergognavano non poco di dire che lo sfogliavano. Come Hubert Védrine, ex ministro degli esteri socialista, che ha dichiarato: «L’élite française prétend ne pas le lire, mais ils le lisent tous».

La capacità produttiva di questo che è stato l’autore di un “serial” letterario più prolifico al mondo è a dir poco impressionante: fino a quattro romanzi l’anno, un ritmo indiavolato che a 83 anni non stava per niente rallentandosi: anzi, De Villiers era stato da poco in Afghanistan per mettere assieme note, appunti, impressioni, interviste per preparare i numeri 198 e 199 (di solito l’arco delle sue storie coprivano due volumi) delle avventure di Malko Linge, fermatesi con il numero 200 La Vengeance du Kremlin.

Poi De Villier è morto, ieri giovedì 31 ottobre 2013, dopo una lunga malattia che lo stava lentamente facendo spegnere. Lo ha annunciato con un tweet (secondo la sua espressa volontà) Eric Morain, suo avvocato da una quindicina d’anni: “#SAS le Prince Malko Linge est orphelin : l’écrivain #Gérard de Villiers est décédé hier à Paris à 83 ans des suites d’une longue maladie.”

In Italia la biografia spirituale di De Villiers, cioè SAS, viene pubblicata da Segretissimo, la collana della Mondadori di cui ho parlato un’altra volta raccontando del ritorno di Sanantonio, altro eroe (differente per molti versi, soprattutto linguistici) d’Oltralpe. SAS ha addirittura una sua collana speciale, separata, che esce (finora) con cadenza mensile.

Dal 1965, dal primo SAS à Istanbul, è passato quasi mezzo secolo. Un arco di tempo ragguardevole, durante il quale il personaggio di Malko è cambiato, si è evoluto, forse indurito, sicuramente ha acquistato toni sempre più espliciti (l’erotismo grafico, che sconfina nella pornografia, per quanto riguarda sesso, violenza e sistemi d’arma) e tenuto una dimensione escapistica che ha raccolto tra i 120 e i 150 milioni di copie vendute. In Italia è stato forse una delle principali ispirazioni per Stefano Di Marino, conosciuto soprattutto con lo pseudonimo Stephen Gunn e pubblicato anch’egli da Segretissimo.

Mostra commenti ( )