Il decennio che ha cambiato l’universo

Non è una esagerazione dire che i dieci anni successivi al 1992 sono stati tra i più importanti nella storia dello studio dell’universo. Forse, l’unico periodo paragonabile è stato quello tra il 1915 e il 1929, ovvero tra gli anni in cui Einstein completò la teoria della relatività generale e Edwin Hubble osservò l’espansione dell’universo.  

Quando ho iniziato l’università, si sapeva molto poco sulle proprietà complessive del cosmo. Si sapeva che c’era stato un big bang, ma non si conosceva la velocità di espansione dell’universo (se non con una grande incertezza), né il suo contenuto di materia (e quindi la sua geometria su grande scala e il suo destino futuro), né da quali condizioni iniziali si fossero formate le galassie. Alcuni professori, soprattutto i più anziani, tendevano a sconsigliare a un giovane studente di dedicarsi alla cosmologia, un campo di ricerca che sembrava irrimediabilmente carente di osservazioni concrete.

Nel 1992, ci fu l’annuncio che il satellite COBE aveva osservato le fluttuazioni di temperatura della radiazione cosmica di fondo: ovvero, le tracce lasciate – soli 380 mila anni dopo il big bang – dai semi da cui era iniziato il processo che avrebbe lentamente portato alla formazione delle galassie. Hawking la definì la scoperta del secolo. Iniziò un’ondata di studi teorici e di esperimenti sulla radiazione cosmica di fondo. Nel frattempo, nonostante i pareri contrari, avevo deciso che avrei fatto il cosmologo; e pochi anni dopo, la mia tesi di laurea fu proprio su quella roba lì.

Uno dei leader di COBE era George Smoot. Nel 1998 stavo finendo il dottorato di ricerca proprio con Smoot, a Berkeley, quando due diversi gruppi di astronomi scoprirono che l’espansione dell’universo stava accelerando, contrariamente a quello che si era sempre pensato e che avevo studiato solo pochi anni prima. Uno di quei due gruppi era proprio lì a Berkeley, sul mio stesso corridoio. Il capo era Saul Perlmutter. Ho assistito a decine di conversazioni fra Smoot e Perlmutter – il primo con la sua aria da ex-componente dei Grateful Dead, il secondo con la parlantina e l’aspetto di Woody Allen. Si capiva che erano destinati al Nobel, e lo sapevano bene anche loro. Smoot (assieme a John Mather) lo ha vinto nel 2006, Perlmutter ieri (assieme ai leader dell’altro gruppo, Brian Schmidt e Adam Riess).

Intanto, l’Hubble Space Telescope stabiliva finalmente con precisione la velocità di espansione dell’universo. Nel 2000 l’esperimento Boomerang (un esperimento fatto per metà a Roma, la città da cui ero partito e in cui stavo per ritornare) misurava per la prima volta il contenuto totale di materia ed energia dell’universo e la sua geometria, seguito di poco da MAXIMA (l’esperimento a cui lavoravo per la mia tesi di dottorato). Nel giro di pochi anni, la nostra immagine dell’universo era diventata molto più nitida, e la cosmologia si era trasformata da cenerentola delle scienze esatte in uno dei campi più attivi ed eccitanti in cui un ricercatore potesse lavorare.

C’è ancora molto che non capiamo dell’universo. E sono sicuro che ne vedremo ancora delle belle nei prossimi anni.

Ma intanto, ce ne sono di cose che un giorno potrò raccontare ai miei nipoti.

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