La storia della “nube radioattiva”

Tra ieri e oggi, è circolata la storia della “nube radioattiva” che doveva arrivare in Italia, storia che ha origine da notizie come questa (segnalatami in un commento al post precedente) o da filmati come questo, prodotto dall’istituto francese di sicurezza nucleare (ma in giro ce ne sono altri simili di altri istituti). La cosa è talmente risibile che nessun articolo di giornale ha potuto evitare di menzionare che non ci sono rischi reali, dalle nostre parti. Ma i titoli “la nube radioattiva arriva in Italia” li ho visti lo stesso.

Stiamo parlando di una simulazione del trasporto, per effetti di circolazione atmosferica, di eventuali elementi radioattivi (come il cesio-137) dispersi dalle centrali giapponesi. Che si tratti di un modello è scritto grande come una casa nel filmato (non bisogna sapere bene il francese per capirlo). Ma in ogni caso, avete notato le unità di misura in basso? Vi dicono di quanto si abbatte la concentrazione dell’elemento propagandosi nell’atmosfera, assumendo una certa concentrazione alla sorgente, cioè a Fukushima. Il fondo-scala dice max/100000000. Esatto, cento milioni di volte meno dell’ipotetico massimo di concentrazione presente nelle immediate vicinanze delle centrali in Giappone.

Tradotto in termini comprensibili: stare laggiù, a Fukushima, in questo momento è pericoloso. Ma quella nuvoletta gialla che si espande nel video può preoccuparvi solo se pensate di poter colorare l’oceano ribaltandoci un secchio di vernice. O se credete all’omeopatia.

Sarebbe fin troppo facile dire che l’unica nube che c’è, qui da noi, è quella del fumo dell’esagerazione intorno all’arrosto dei fatti.

È un continuo gioco al rialzo dello stimolo emotivo. Che talvolta arriva fino a vere e proprie creazioni letterarie, come nello strano caso di Futoshi Toba.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.