Pasticcio all’arsenico

A qualche giorno di distanza dal sensazionale annuncio dei ricercatori NASA su un batterio in grado di utilizzare l’arsenico al posto del fosforo, si sono fatte sentire parecchie voci critiche sulla faccenda.

Le più velenose (perdonate la facile battuta) sono state quelle della microbiologa Rose Redfield, che sul suo blog ha analizzato le tecniche usate nello studio, concludendo tra l’altro che “se questi dati fossero stati presentati da uno studente di dottorato a una commissione, li avrei respinti chiedendo di fare ulteriori controlli”, e quelle del microbiologo Alex Bradley, che ha mosso critiche analoghe, anche lui da un blog. Il giornalista Carl Zimmer ha fatto un giro di interviste a esperti della faccenda e ha raccolto per lo più pareri sfavorevoli.

Resta il fatto che i risultati, seppure comunicati in maniera poco accorta dall’ufficio stampa NASA (come avevamo fatto notare da queste parti) sono stati pubblicati su Science, e quindi hanno già superato la fase dello scrutinio da parte degli esperti. Perché i revisori scelti dalla rivista avrebbero fatto passare lo studio se, come sostengono i critici, esso contiene errori di analisi evidenti? Con un avallo così prestigioso, era impossibile, soprattutto per chi non è esperto degli aspetti tecnici della questione, non farsi prendere dall’entusiasmo subito dopo l’annuncio. E anche chi non è convinto dalle conclusioni riconosce che si tratta di indagini interessanti, che meritano di essere approfondite.

Fortunatamente, la scienza non si basa sul dibattito, ma sulle prove, quindi non resta che aspettare ulteriori studi. Come dice Ronald Oremland, uno degli autori dell’articolo, citato da Zimmer, “se abbiamo torto, altri scienziati saranno motivati a riprodurre i nostri risultati. Se abbiamo ragione (e io sono convinto che sia così) i nostri concorrenti saranno d’accordo e ci aiuteranno a portare avanti la comprensione di questo fenomeno. Non vedo l’ora”.

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