La costante incostante

Da diversi anni, John Webb, un astrofisico dell’University of South Wales in Australia, è alle prese con un dilemma. Ha forse dimostrato che una delle costanti fondamentali della fisica non è davvero costante?

Il numero ballerino si chiama costante di struttura fine, ma lo chiamano tutti alfa (o meglio, α). Vale esattamente 1 diviso 137,036, ed è una combinazione matematica della carica elettrica dell’elettrone, della velocità della luce, e di una quantità nota come costante di Planck. Il fatto che α abbia il valore che ha, quindi, influenza una serie piuttosto importante di comportamenti del mondo reale: per esempio i livelli energetici degli atomi. Se fosse diverso, anche il mondo lo sarebbe. E parecchio.

Analizzando la luce proveniente da oggetti lontanissimi (e  quindi antichissimi), i quasar, Webb è andato a caccia di piccole variazioni di alfa. Da qualche anno, Webb sostiene di aver notato una variazione, sebbene molto piccola, legata alla distanza dei quasar: il segno, quindi, di una mutazione di alfa nel corso dell’evoluzione del cosmo.

Ma adesso, la cosa si è fatta ancora più strana. Per trovare una conferma indipendente delle sue osservazioni, Webb ha usato due telescopi in due emisferi diversi. E da queste analisi sarebbe emerso che il valore di alfa non è solo cambiato nel tempo, ma è anche diverso in regioni di spazio diverse. Se la cosa fosse confermata potrebbe essere il segnale che alcune delle teorie più speculative della fisica teorica (che prevedono che le leggi della fisica siano realizzate in modo casuale, e che diverse regioni di universo, o diversi universi, abbiano leggi tutte loro) potrebbero essere sulla strada giusta.

Ovviamente, c’è un’altra spiegazione: che i dati, difficili da raccogliere e da analizzare, ci stiano ingannando. Saranno più capricciosi i nostri strumenti o le leggi del mondo?