I prossimi dieci anni di astrofisica

Nei giorni scorsi è stato reso pubblico il risultato del Decadal Survey per l’astronomia e l’astrofisica, per il periodo 2010-2020. È un rapporto che contiene una serie di raccomandazioni e linee guida per la ricerca futura negli Stati Uniti, redatto ogni dieci anni da un gruppo di esperti nominato dalla National Academy of Sciences. È una cosa piuttosto rilevante, che di fatto orienta in modo spesso determinante le decisioni delle agenzie che devono finanziare i vari progetti scientifici.

Il primo grosso progetto su cui si raccomanda di puntare è il telescopio spaziale WFIRST, che sarà in grado di osservare un numero enorme di galassie nella banda infrarossa. Poi c’è l’interferometro LISA per la ricerca di onde gravitazionali. E infine, una serie di progetti meno costosi, ma non meno interessanti, in linea con la recente e fortunata politica della NASA di puntare su missioni snelle  che diano risultati a breve termine.

Per quanto riguarda i telescopi terrestri, è stata raccomandato di puntare sul progetto del Large Synoptic Survey Telescope (LSST), un telescopio di 8 metri di diametro in grado di osservare rapidi cambiamenti nel cielo, una cosa che può essere utile per esempio per rivelare supernovae, pianeti intorno ad altre stelle, o asteroidi in avvicinamento. Inoltre, ma a priorità inferiore, si raccomanda di puntare alla realizzazione di un telescopio gigante, un colosso di 30 metri di diametro.

In definitiva, leggendo il Decadal Survey (il rapporto completo, di quasi 300 pagine, si scarica in pdf a questo indirizzo) ci si può fare un’idea piuttosto chiara di quali saranno le aree calde di ricerca nei prossimi dieci anni, quelle da dove, presumibilmente, arriveranno le scoperte grosse. Sono essenzialmente tre: la ricerca sugli oggetti più antichi dell’universo (le prime stelle e galassie) e sui buchi neri; la ricerca di pianeti abitabili intorno ad altre stelle; la comprensione della fisica che regola il funzionamento dell’universo nel suo complesso (in particolare il tentativo di comprendere la natura dell’ingrediente più abbondante del cosmo, la cosiddetta “energia oscura”, scoperta poco più di dieci anni fa, di cui si sa ancora molto poco).

Resta da vedere come risponderà l’Europa, che proprio in questi mesi sta decidendo la politica delle future missioni scientifiche.