Il melo di Newton

La storiella la conoscono tutti. Newton se ne sta in meditazione nel giardino di casa, vede cadere una mela da un albero, e improvvisamente ha l’illuminazione zen che lo porta a formulare la legge di gravitazione universale. (In alcune versioni, Newton sonnecchia e la mela gli cade in testa.) Ancorché originata da Newton stesso, e riferita nel corso dei secoli da una serie di zelanti apologeti, la leggenda lascia molti dubbi. Di sicuro c’è soltanto che le idee scientifiche non nascono sugli alberi, e che il cammino che portò Newton a mettere nero su bianco la sua teoria della gravità fu lungo e tortuoso – altro che mela e pennichella pomeridiana.

Ma visto che anche i santi laici hanno bisogno dei loro culti e delle loro reliquie, la faccenda dell’albero di mele è diventata una cosa seria. Ce ne sono diversi, in Inghilterra, che ambiscono al ruolo di unico e originale albero di mele di Newton, con tanto di dispute a base di datazioni al carbonio e analisi genetiche. (È quasi sorprendente che nessuno abbia ancora pensato a mettere in piedi una coltivazione di mele di Newton, da commercializzare con tanto di bollino.).

In ogni caso, domani un frammento di legno prelevato da quello che in questo momento viene riconosciuto come il più probabile albero di Newton, verrà portato a bordo dello shuttle Atlantis (che parte per la sua missione finale) per festeggiare i 350 anni della Royal Society. E così, anche la pratica dell’ostensione è sistemata.