Scienziati o sfigati
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Nelle pagine scientifiche del New York Times di lunedì scorso c’era un articolo su “The Big Bang Theory”, la sitcom che da tre anni va in onda sulla CBS e che ha raggiunto un successo di pubblico probabilmente sorprendente anche per i suoi stessi creatori. Da noi, i fissati di serie americane la considerano ormai tra le quattro o cinque serie di culto da seguire assolutamente, e la inseguono come possono tra internet e i canali satellitari, storcendo la bocca sulla traduzione spesso approssimativa. Per gli altri, basta dire che “The Big Bang Theory” ha come protagonisti un paio di giovani fisici, e altri cervelloni di contorno, geniali quando si tratta di discutere di meccanica quantistica, perfettamente a loro agio nello snocciolare i più minuscoli eventi del mondo di Star Trek o dei fumetti Marvel, ma totalmente inadeguati in semplici questioni di vita sociale – soprattutto nel rapporto con le ragazze – il che fa andare il motore comico della serie. (Prima di saltare a conclusioni sbagliate, tenete presente che “The Big Bang Theory” sta a “La pupa e il secchione” come un film di Woody Allen sta a un cinepanettone.)



