Perché avete la posta elettronica piena di avvisi sui “pixel di tracciamento”

Anche se è una tecnologia usata da tempo

(Armstrong Roberts/ClassicStock/Getty Images)
(Armstrong Roberts/ClassicStock/Getty Images)
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Negli ultimi giorni chi è iscritto a newsletter o a servizi che prevedono l’invio di informazioni via email ha ricevuto avvisi sull’impiego dei pixel di tracciamento all’interno delle comunicazioni per posta elettronica. Questa tecnologia, che serve tra le altre cose a capire se un’email è stata aperta, non è nuova, ma di recente sono cambiate le regole sul suo utilizzo che deve essere reso esplicito e opzionale per chi riceve le newsletter e in generale le comunicazioni via email.

Ad aprile il Garante della Privacy aveva infatti approvato nuove linee guida sull’impiego dei pixel traccianti, dando alle piattaforme e a chi invia le newsletter sei mesi di tempo per adeguarsi. La scadenza ultima era quindi il 29 ottobre e questo spiega perché la maggior parte degli avvisi si sia concentrata negli ultimi giorni, a ridosso della piena entrata in vigore del provvedimento.

I pixel di tracciamento sono immagini minuscole, spesso trasparenti e invisibili, che vengono inserite nel corpo delle email. Quando il messaggio viene aperto, il pixel viene caricato da un server (un computer a distanza accessibile al mittente) e tracciato. A seconda dei casi, chi ha inviato l’email può sapere se il messaggio è stato aperto, quando e per quante volte, e può raccogliere informazioni sulle abitudini di lettura di chi lo ha ricevuto. I dati sono usati per misurare quante persone leggono i messaggi e valutare l’efficacia delle campagne, personalizzando gli invii seguenti.

Il tracciamento tramite i pixel è diffuso da molto tempo e fino allo scorso aprile non era stato direttamente regolamentato. Il Garante ha però ricondotto il suo impiego alle norme del Codice della privacy che disciplinano l’accesso alle informazioni sui dispositivi degli utenti, e per questo ha imposto di rendere opzionale questa forma di tracciamento.

Chi utilizzava o si mette a usare i pixel deve quindi informare i destinatari, spiegando che cosa viene tracciato e perché. Ogni utente deve avere la possibilità, tramite una sezione dedicata di un sito o con una richiesta diretta, di revocare il permesso ed evitare quindi che il pixel sia caricato al ricevimento di ogni comunicazione. I gestori devono inoltre assicurare ai lettori delle mail di limitare i dati raccolti e ridurre la possibilità di identificare i singoli destinatari. Sono comunque previste eccezioni per particolari avvisi inviati per email, come quelli di sicurezza nel caso di una violazione delle password o di altri dati sensibili.

La revoca del permesso all’uso dei pixel di tracciamento è una cosa diversa da quella per annullare il ricevimento di una newsletter. La si può continuare a ricevere anche dopo avere rimosso il proprio consenso all’uso dei pixel, ma in alcuni casi si potrebbero perdere alcune forme di personalizzazione dei messaggi che si ricevono e in generale dei servizi cui si è iscritti.