Chi partecipa alle proteste violente in Albania potrà essere punito con multe fino a 5.500 euro
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Il governo albanese ha approvato alcuni emendamenti alla legge che disciplina le assemblee pubbliche. Fra le altre cose, ha introdotto multe fino a 500mila lek (5.500 euro) per i manifestanti che partecipano a proteste che diventano violente, anche qualora non siano i diretti responsabili di atti violenti: è una cifra equivalente a circa sei volte lo stipendio medio nel paese. Le sanzioni si applicano anche ai manifestanti che si rifiutano di obbedire alla polizia, quando ordina di disperdere un assembramento, e a chi cerca di rendersi irriconoscibile coprendosi la faccia. Hanno effetto immediato, ma per restare in vigore dovranno essere approvate dal parlamento entro i prossimi 45 giorni.
Da mesi in Albania sono in corso manifestazioni via via più grosse e violente. Le prime, tra maggio e giugno, erano perlopiù pacifiche e contestavano il piano per la costruzione di un resort di lusso in una riserva naturale del paese sostenuto da Jared Kushner, il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nelle ultime settimane si sono trasformate in proteste più ampie contro i costi dell’istruzione, le carenze del sistema sanitario nazionale e il governo del primo ministro Edi Rama, del Partito Socialista.
Rama, che è primo ministro dal 2013 e i cui governi in questi anni sono stati coinvolti in diversi scandali di corruzione, ha accusato Russia e Iran di manovrare i manifestanti per far cadere la sua amministrazione, e impedirle di portare avanti riforme per fare entrare l’Albania nell’Unione Europea. Negli scontri di due settimane fa tra manifestanti e forze dell’ordine sono state fermate più di mille persone e ne sono state incriminate circa 400.
Gli emendamenti danno anche la possibilità alle singole prefetture di vietare temporaneamente i ritrovi in certe zone in cui ci sia un maggiore rischio di violenze, tra cui porti, aeroporti e le aree attorno agli uffici pubblici. Prevedono infine sanzioni per chi incita alla violenza online e forme di compensazione per le attività danneggiate durante le proteste.
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