Il Garante della Privacy ha bloccato la diffusione delle immagini di un dodicenne coinvolto nei disordini a Milano

I disordini in piazza Duomo a Milano il 17 ottobre (Ansa/Paolo Salmoirago)
I disordini in piazza Duomo a Milano il 17 ottobre (Ansa/Paolo Salmoirago)

Il Garante della Privacy, l’ente che controlla che vengano rispettate le normative nazionali ed europee sul trattamento dei dati personali, ha emesso un provvedimento d’urgenza contro quattro testate, il canale televisivo Rai News e il programma Le Iene, per impedire la diffusione di immagini e informazioni che permettano di identificare alcuni minorenni coinvolti nei disordini di Milano del 17 e 18 ottobre. Il provvedimento riguarda soprattutto un ragazzino di dodici anni, presentato dai giornali come il più giovane tra le persone identificate durante i disordini: sui social erano circolati diversi video, poi ripresi da giornali e trasmissioni televisive, che lo mostravano mentre usciva da un negozio saccheggiato con delle cinture o mentre lanciava un cestino. Inizialmente le testate dissero che aveva 11 anni, e così scrive il Garante nel provvedimento, mentre i genitori in un’intervista al Tg1 hanno detto che ne ha 12.

Secondo quanto stabilito nel provvedimento del Garante, il Corriere della Sera, Open, il Giornale d’Italia, Milano Post, Rai News e Le Iene non potranno più trasmettere le immagini del ragazzino e dovranno rimuovere quelle già presenti sul sito o modificarle per renderlo non identificabile. Le testate e le emittenti per il momento non sono state multate e hanno tre giorni per comunicare i provvedimenti presi. Il Garante specifica che la pixelatura del volto non sarà considerata sufficiente a tutelare l’identità del dodicenne, dal momento che sono state diffuse informazioni su di lui e sul quartiere dove vive.

La Carta di Treviso, il codice deontologico che riguarda la tutela dei minori sui mezzi di comunicazione, impone di considerare prioritario l’interesse del bambino, anche a scapito dell’interesse giornalistico. Nel provvedimento il Garante sottolinea che «al bambino coinvolto – come autore, vittima o teste – in fatti di cronaca, la cui diffusione possa influenzare negativamente la sua crescita, deve essere garantito l’assoluto anonimato».

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