La Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto un ricorso di Berlusconi contro la sua condanna per frode fiscale del 2013
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La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha respinto il ricorso contro l’Italia presentato da Silvio Berlusconi nel 2013 riguardo alla sua condanna per frode fiscale ricevuta nello stesso anno. Berlusconi sosteneva di non aver avuto un processo equo, ritenendo tra le varie cose che i giudici della Corte di Cassazione che ne avevano confermato la condanna non fossero stati imparziali.
La CEDU controlla il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo da parte degli stati che l’hanno firmata: secondo Berlusconi l’Italia aveva violato l’articolo 6 della Convenzione, che definisce il diritto a un equo processo. I giudici hanno respinto all’unanimità il ricorso perché i legali di Berlusconi non sono stati in grado di dimostrare che la Cassazione non fu imparziale. La CEDU aveva iniziato a occuparsi del ricorso nel 2021 e dopo la morte di Berlusconi le richieste erano state portate avanti dai suoi familiari.
La condanna riguardava la compravendita di diritti televisivi e cinematografici per 470 milioni di euro da parte delle reti di Silvio Berlusconi. I giudici italiani accertarono che gli acquisti di Fininvest – la società di proprietà della famiglia Berlusconi che controlla Mediaset – furono fatti attraverso due società estere legate sempre a Berlusconi, le quali rivendettero i diritti a Mediaset a un prezzo molto maggiore, allo scopo di aggirare il fisco. In questo modo Fininvest arrivò ad accumulare in conti all’estero 280 milioni di euro, sui quali tra il 2002 e il 2003 non furono pagate le tasse in Italia.


