L’enorme lavoro dietro Grand Theft Auto VI

Lo sviluppo dell'attesissimo seguito di uno dei videogiochi più venduti al mondo ha impiegato migliaia di persone per più di otto anni

(Rockstar Games)
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Un articolo pubblicato da Bloomberg ha raccontato il lungo lavoro dietro a Grand Theft Auto VI, il videogioco più atteso del decennio che sarà disponibile dal 19 novembre. L’ha scritto il giornalista Jason Schreier, che è stato invitato a Edimburgo negli uffici di Rockstar North, lo studio dell’editore Rockstar Games che creò la serie nel 1997 (quando era ancora DMA Design) e che dal 2018 ha guidato lo sviluppo di GTA VI. Il lavoro su GTA VI è durato 8 anni e ha coinvolto oltre 4mila persone, la metà delle quali assunte apposta.

I videogiochi di Rockstar Games sono noti per le ambizioni e i budget smisurati, oltre che per le eccellenti vendite, e per GTA VI le aspettative erano altissime, essendo il seguito del videogioco più venduto di ogni tempo tra quelli non disponibili per dispositivi mobili. Tuttavia tempi di sviluppo così lunghi e un’assenza così prolungata dal mercato non erano nei piani: è infatti dal 2018 che Rockstar Games non pubblica un nuovo videogioco.

L’ultima uscita, nel 2018 appunto, era stata Red Dead Redemption II, mentre GTA V era uscito nel 2013. L’idea iniziale di Rockstar Games era che i lavori su Grand Theft Auto VI e Red Dead Redemption II procedessero in parallelo ma le cose andarono diversamente.

Già nel 2015 i responsabili di GTA VI visitarono Miami. Grand Theft Auto VI racconta infatti le vicende di Jason e Lucia, una coppia che cerca di farsi strada nel mondo criminale della principale città della Florida. Il nome in codice con cui ci si riferiva al gioco nello studio era “Project Americas”, perché l’ambizioso obiettivo iniziale era includere nel nuovo episodio della serie «larghe porzioni» dell’America del Nord e del Sud (cosa che poi è stata fatta solo con Miami e alcune zone della Florida).

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La fase di pre-produzione del progetto era stata sospesa quando Rockstar North aveva dovuto collaborare alla realizzazione di Red Dead Redemption II, che nel frattempo era diventato sempre più grande, ricco e ambizioso. La responsabilità di guidare lo sviluppo di Red Dead Redemption II era infatti dello studio di San Diego di Rockstar Games, ma vista la situazione tutte le altre sedi contribuirono a portarne a termine la realizzazione.

Rockstar North tornò quindi a occuparsi di Grand Theft Auto VI nel 2018, dopo la pubblicazione di Red Dead Redemption II. Anche in quel caso si scelse di concentrare il lavoro di tutte le sedi, una decina, sulla realizzazione di un unico progetto.

Nel 2018 un’inchiesta di Jason Schreier, autore anche dell’articolo di Bloomberg, aveva raccontato i ritmi di lavoro di Rockstar Games come sfiancanti, soprattutto nei mesi che avevano preceduto il completamento di Red Dead Redemption II.

Nell’articolo più recente, Schreier racconta che Jennifer Kolbe, responsabile delle pubblicazioni di Rockstar Games, gli ha detto che dopo la pubblicazione di Red Dead Redemption II «ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che non avremmo più [lavorato] in quel modo». Kolbe ha aggiunto che l’obiettivo è stato di completare GTA VI senza ricorrere a turni massacranti e che per farlo i dipendenti sono quasi raddoppiati, passando da 2.441 a 4.711 tra il 2018 e il 2026.

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La direzione del progetto venne affidata a tre persone anziché una sola: Rob Nelson, Phil Hooker e Aaron Garbut. L’idea alla base di Grand Theft Auto VI fu finalizzata nel 2019 e ci vollero tre anni prima che iniziasse a somigliare a quello che verrà pubblicato a novembre. In mezzo però c’è stata la pandemia, che ha allungato molto i tempi di sviluppo.

Per molti mesi tutti i dipendenti di Rockstar Games lavorarono da casa, ma le sessioni di performance capture (in cui i movimenti di attori professionisti vengono registrati e digitalizzati) si dovettero fermare del tutto. In quel periodo alcuni dei progettisti di maggior esperienza diedero le dimissioni per la frustrazione, stanchi degli scarsi progressi. «Riuscire a tenere assieme un team in un periodo come quello è stato davvero difficile», ha commentato Nelson.

Non è l’unico modo in cui la pandemia e il lavoro da remoto hanno influenzato la realizzazione di Grand Theft Auto VI. Nel 2022 una versione largamente preliminare del videogioco fu trafugata e alcune sequenze vennero diffuse in rete. Una parte del pubblico criticò duramente la qualità grossolana del videogioco, nonostante sia molto comune che le versioni preliminari appaiano largamente inferiori a quelle finali (anche quando i lavori sono già in fase avanzata).

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Nel tentativo di limitare il più possibile il rischio che altro materiale venisse trafugato, nel 2024 Rockstar Games impose ai dipendenti il ritorno al lavoro in ufficio, impedendo l’accesso ai server e agli strumenti di sviluppo dall’esterno. Ad agosto del 2026 però il problema si è ripetuto, anche se con una versione del gioco che a questo punto può dirsi piuttosto vicina a quella che sarà messa in vendita tra poche settimane.

Rockstar Games aveva inizialmente comunicato l’intenzione di fare uscire Grand Theft Auto VI alla fine del 2025, che poi rimandò a maggio del 2026 e infine a novembre. Nell’articolo di Bloomberg, Jennifer Kolbe ricorda di aver dovuto comunicare l’intenzione di spostare il lancio a novembre a Strauss Zelnick, l’amministratore delegato di Take-Two Interactive, il gruppo di cui Rockstar Games fa parte. «Se ricordo bene mi ha detto: “spero sia uno scherzo”».

Uno dei motivi che ha convinto Rockstar North a chiedere più tempo per il completamento del progetto è stata la mole di lavoro richiesta dai personaggi di contorno, cioè quelli che non possono essere interpretati dai giocatori. Per evitare che i tempi si allungassero ulteriormente, Rockstar Games ha deciso di aprire molto velocemente uno studio dedicato ai “personaggi non giocanti” a Los Angeles, in California. L’obiettivo era di riuscire a popolare il mondo virtuale di gioco, che riprende Miami e una parte della Florida del Sud, con personaggi interessanti e credibili.

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L’attenzione alla verosimiglianza è un elemento distintivo di Grand Theft Auto VI anche più che negli episodi precedenti, sia per quel che riguarda l’aspetto estetico sia per le interazioni con il mondo di gioco. In un passaggio particolarmente significativo dell’articolo di Bloomberg, Rob Nelson spiega quanto sia stato complicato trovare un equilibrio tra il realismo e il divertimento.

Per esempio in una delle scene incluse nell’anteprima di GTA VI, uno dei protagonisti apre il frigorifero di casa sua e afferra una bottiglia di birra. In molti videogiochi l’operazione si sarebbe conclusa in pochi istanti, impartendo alcuni semplici comandi e probabilmente vedendo comparire nella mano del protagonista la bottiglia di birra, ma non in GTA VI, dove la scena si svolge in modo estremamente dettagliato. Secondo Bloomberg, quando la grafica è tanto verosimile e le interazioni sono così dettagliate come in GTA VI, vedere una bottiglia di birra che si materializza dal nulla nelle mani del tuo personaggio può essere «deludente». Nelson e gli altri responsabili dicono di aver discusso a lungo su quanto dovesse essere profondo e dettagliato un processo simile.

Per Nelson, Hooker e Garbut tutti i ragionamenti, il tempo e i soldi investiti in Grand Theft Auto VI consentiranno di creare nuovi contenuti «a un ritmo più sostenuto». Probabilmente non serviranno altri otto anni per il prossimo episodio.