In India sono state arrestate oltre 2.000 persone a una protesta del “Partito degli scarafaggi”
Compresi i tre leader del partito, mentre il centro della capitale New Delhi è stato paralizzato dai poliziotti
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Sabato a New Delhi la polizia ha arrestato oltre duemila persone e paralizzato il centro della capitale dell’India per cercare di reprimere una grande manifestazione contro la Commissione elettorale del paese. La manifestazione era stata organizzata dal movimento di protesta Cockroach Janta Party, il Partito popolare degli scarafaggi.
Le autorità indiane hanno arrestato anche i tre leader del movimento, compreso il fondatore Abhijeet Dipke, fermato all’aeroporto di New Delhi, subito dopo essere atterrato da Mumbai. Non è chiaro dove lui e i suoi colleghi siano stati portati.
Le proteste contro la Commissione elettorale indiana vanno avanti da settimane, e hanno coinvolto tutta l’opposizione. Negli scorsi giorni era stato arrestato in maniera rocambolesca anche Rahul Gandhi, leader del Partito del Congresso e più importante figura dell’opposizione al primo ministro conservatore Narendra Modi. Gandhi è stato sottoposto a tre diversi “fermi di polizia”: ogni volta viene portato in una stazione di polizia e denunciato per vari reati. Poi viene rilasciato.
La manifestazione di sabato indetta dal Cockroach Janta Party, però, avrebbe dovuto essere la più partecipata e imponente, vista la popolarità del movimento. Per questo le autorità indiane hanno fatto di tutto per reprimerla.

Blocchi della polizia a New Delhi, 10 ottobre 2026 (AP Photo/Manish Swarup)
Il Cockroach Janta Party è un movimento di protesta nato online alcuni mesi fa, che ha ottenuto un enorme seguito soprattutto tra i giovani indiani: inizialmente si opponeva alla cattiva gestione di alcuni esami pubblici, poi i suoi obiettivi sono diventati più ambiziosi e ora è una importante forza dell’opposizione a Modi, sebbene sia fuori dal parlamento e dalle istituzioni.
Il centro di New Delhi è stato bloccato dalla presenza di migliaia di agenti di polizia. Le stazioni della metropolitana sono state chiuse e internet mobile è stato staccato, per impedire ai manifestanti di comunicare. Dalle prime ore del mattino la polizia ha cominciato ad arrestare manifestanti arbitrariamente, caricandoli sugli autobus e portandoli via. Tra le molte persone arrestate ci sono anche alcuni giornalisti arrivati sul posto per raccontare la manifestazione.
Il luogo di ritrovo dei manifestanti doveva essere il Jantar Mantar, un complesso monumentale nel centro della città. La polizia però ha impedito ai manifestanti di raggiungerlo: tutte le volte che i gruppi cercavano di avvicinarsi, venivano allontanati violentemente, o arrestati.

Manifestanti caricati su un autobus e portati via a New Delhi, 10 ottobre 2026 (AP Photo/Vipin)
Al centro delle proteste c’è il presidente della Commissione elettorale, Gyanesh Kumar: a partire dall’estate del 2025 ha guidato una revisione straordinaria degli elenchi elettorali, che ufficialmente aveva l’obiettivo di cancellare le persone morte, trasferire quelle che avevano cambiato stato e correggere altri errori. Dopo la revisione, su un totale di 970 milioni di persone presenti nelle liste, più di 130 milioni sono state cancellate: possono chiedere di essere inserite, ma con un processo lungo e complicato. Sono perlopiù appartenenti alle classi più povere e non indù, in maggioranza musulmani.
Secondo l’opposizione, queste modifiche favorirebbero pesantemente il partito del primo ministro Modi, che governa l’India dal 2014 in maniera sempre più autoritaria.



