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  • Mercoledì 7 ottobre 2026

Ma quindi cos’ha Jannik Sinner?

Qualcosa al ginocchio, ma cosa di preciso non si sa, e forse non lo sa nemmeno lui

(AP Photo/Kirsty Wigglesworth)
(AP Photo/Kirsty Wigglesworth)
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Martedì Jannik Sinner ha detto che tornerà a giocare nel 2027, saltando quindi il resto della stagione; non gioca una partita di tennis dalla finale di Wimbledon del 12 luglio, vinta contro Alexander Zverev. Da quel momento ha saltato vari tornei, sempre per un infortunio al ginocchio destro. Non ci sono però informazioni certe, chiare e ufficiali sul problema che ha Sinner al ginocchio.

I principali siti e giornali d’informazione – alcuni dei quali sono forse riusciti ad avere informazioni in merito da medici e staff di Sinner – parlano di tendinopatia (a breve ci torniamo e lo spieghiamo meglio) o di un più generico infortunio da sovraccarico. Sinner e il suo team però non hanno mai comunicato una diagnosi ufficiale, anche perché, considerando il tipo di problema e la quantità di specialisti che hanno visitato Sinner, è possibile che una diagnosi univoca nemmeno esista.

Sky Sport ha scritto che Sinner ha una «sindrome della bandelletta ileotibiale», o ITBS, «una tendinopatia extra articolare» conosciuta anche come ginocchio del corridore. Lo ha definito «un infortunio da sovraccarico, che colpisce chi fa movimenti ripetuti, cambi di direzione e frenate improvvise». Sarebbe in sostanza un’infiammazione del tendine che collega i muscoli della coscia alla tibia e provocherebbe a Sinner «un dolore acuto, che può comparire e scomparire a tratti».

Questo spiegherebbe come mai nei mesi scorsi diverse volte era sembrato che Sinner stesse per tornare a giocare, e invece poi aveva deciso di no. La tendinopatia, scrive sempre Sky Sport, ha un alto rischio di recidiva, e quindi di cronicizzazione, motivo per cui il tennista italiano la sta affrontando in modo molto prudente.

Secondo la Gazzetta dello Sport negli ultimi mesi Sinner sarebbe stato visitato da almeno tre specialisti e nessuno di loro avrebbe proposto un’operazione, suggerendo invece di «continuare con le terapie conservative». Qualche giorno fa anche la Gazzetta aveva parlato di «una tendinopatia da sovraccarico», in sostanza un dolore ai tendini del ginocchio causato dalle eccessive sollecitazioni. Nei mesi prima dell’infortunio Sinner aveva giocato (vincendole quasi tutte) tante partite in poco tempo e su superfici diverse, cosa che potrebbe aver portato all’infiammazione. Scriveva sempre la Gazzetta che «di recente, è comparsa anche l’ipotesi di una tendinite della zampa d’oca», che è sempre un problema da sovraccarico ai tendini, ma che a differenza dell’ITBS riguarda la parte interna del ginocchio, e non quella esterna.

Nel video in cui annunciava la scelta di non giocare più fino al 2027, Sinner ha detto: «Assieme ai dottori abbiamo deciso che avevo bisogno di fare un ciclo di terapie» (ha usato la parola treatment, in inglese). Non giocherà per mesi, ma non si sa bene perché.

In questa stagione anche il suo principale rivale, Carlos Alcaraz, non ha giocato per diversi mesi a causa di un problema al polso, e negli ultimi anni sempre più tennisti sono costretti a star fuori per diversi mesi per infortunio, risentendo probabilmente dell’aumento del numero di partite e dell’intensità del gioco.

Nell’ultima puntata del podcast Slice l’esperto di tennis Emanuele Ricciardi ha parlato dei motivi per cui si hanno spesso poche informazioni riguardo agli infortuni dei tennisti. Secondo Ricciardi c’entrano il desiderio di riservatezza e privacy, altre ragioni economiche (agli organizzatori dei tornei fa comodo che fino all’ultimo sia data come quantomeno possibile la presenza di un grande giocatore), ma anche il fatto che a volte è difficile per gli stessi tennisti (e per i loro staff) dare definizioni chiare.

«Parlando di infortuni o problemi come quelli recenti di Sinner, Alcaraz e Djokovic, spesso nel percorso di gestione del problema loro stessi non hanno un quadro del tutto chiaro. Alcune tipologie di infortuni come processi infiammatori, o problemi di salute come allergie, intolleranze, non sono così facili da diagnosticare. Soprattutto, non è sempre banale capire come gestirli e quali poi siano gli eventuali tempi di recupero. Quindi certamente dicono molto meno di quanto sanno e quindi di quanto potrebbero, ma forse non hanno le idee chiarissime nemmeno loro».