L’esercito degli Stati Uniti eseguirà una condanna a morte tramite fucilazione per la prima volta dal 1945

Un disegno realizzato durante il processo a carico di Nidal Hasan, Texas, 21 agosto 2013 (AP Photo/Brigitte Woosley)
Un disegno realizzato durante il processo a carico di Nidal Hasan, Texas, 21 agosto 2013 (AP Photo/Brigitte Woosley)

L’esercito eseguirà una condanna a morte per la prima volta dal 1961. Il condannato, l’ex maggiore Nidal Hasan, sarà ucciso tramite fucilazione da un plotone d’esecuzione: è un metodo che l’esercito statunitense non usa dal 1945. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approvato l’esecuzione, su raccomandazione del segretario alla Difesa Pete Hegseth.

Il 5 novembre del 2009 Hasan, americano di origini palestinesi, entrò nell’infermeria di Fort Hood e si diresse verso il reparto in cui lavorava, dove i soldati in partenza o di ritorno dall’Iraq ricevevano delle cure mediche di routine. Sparò più di cento colpi uccidendo 13 persone e ferendone una trentina. Si fermò quando fu ferito da un poliziotto armato che era arrivato nel frattempo. Oggi Hasan è parzialmente paralizzato. Durante il processo si era difeso da solo dicendo di aver compiuto l’attentato per impedire ai soldati di intervenire in Afghanistan e in Iraq, guerre che lui considerava «illegali». Nel 2011 era stato giudicato sano di mente e era stato condannato a morte da un tribunale militare nel 2013.

L’ultima esecuzione effettuata dall’esercito statunitense risale al 13 aprile del 1961, quando il soldato John Bennett fu impiccato a Fort Leavenworth dopo essere stato condannato per lo stupro e il tentato omicidio di una bambina di 11 anni. L’ultima esecuzione militare tramite fucilazione è ancora più vecchia: fu quella del soldato Eddie Slovik, ucciso nel 1945 dopo essere stato condannato per diserzione durante la Seconda guerra mondiale.

Hasan si trova ora in una prigione militare proprio a Fort Leavenworth, in Kansas. La data e il luogo della sua esecuzione non sono ancora stati stabiliti, ma il regolamento dell’esercito prevede che le esecuzioni debbano avvenire entro 150 giorni e non prima di 60 giorni dall’approvazione del presidente.

Fino a poco tempo fa la fucilazione veniva considerata una pratica disumana rispetto agli altri metodi, ma i recenti problemi legati all’iniezione letale hanno portato alcuni esperti e stati a cambiare idea. L’iniezione letale, che fu introdotta come un’alternativa alla sedia elettrica, è da tempo oggetto di forti critiche perché è stato provato che causa in molte situazioni una morte lenta e dolorosa, accompagnata da una forte sensazione di soffocamento. Questo avviene sia per il modo in cui viene eseguita, sia per i problemi che hanno gli stati a procurarsi e a conservare le sostanze necessarie.

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