Quello che Emanuela Fanelli sa fare meglio di tutti

Su HBO Max inizia “Peccato”, la serie di cui è protagonista e autrice, e in cui prende in giro il mondo della tv e del cinema italiano

Emanuela Fanelli arriva alla Mostra del cinema di Venezia, settembre 2026 (ANSA/ETTORE FERRARI)
Emanuela Fanelli arriva alla Mostra del cinema di Venezia, settembre 2026 (ANSA/ETTORE FERRARI)
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Il 2 ottobre esce su HBO Max il primo episodio di Peccato, la prima serie tv con protagonista Emanuela Fanelli, scritta da lei insieme a Valerio Vestoso e Giulio Somazzi. È un trio che ha già lavorato insieme nel programma televisivo Una pezza di Lundini, una parodia delle tipiche trasmissioni RAI. È lì che Emanuela Fanelli ha costruito il personaggio comico con cui è diventata molto nota e che torna nella serie: una versione di se stessa che è una parodia dei tratti peggiori dei personaggi dello spettacolo italiani.

Peccato è una serie comica in cui si fa satira dei media, cioè si prendono in giro le dinamiche e le storture di televisione, cinema e giornalismo: una cosa molto rara da vedere in Italia. È probabilmente anche per questo che ci sono voluti alcuni anni, e l’apertura in Italia di HBO Max, per trovare un canale o una piattaforma disposta a distribuirla e quindi finanziarla.

La serie racconta di una troupe televisiva che nel 2049 gira un documentario sulla “grande star Emanuela Fanelli”, che per un non precisato scandalo si è ritirata in Valle d’Aosta. La serie è quindi un finto documentario con finte interviste a veri attori, registi e personalità dello spettacolo italiano (invecchiate) e spezzoni di finti programmi televisivi, pubblicità, film e serie a cui Fanelli avrebbe partecipato tra il 2026 e il 2049.

La Fanelli di finzione della serie ha condotto per diverso tempo Striscia la notizia con Paola Cortellesi, ha partecipato a programmi televisivi popolari, è stata intervistata da Gigi Marzullo, ha preso parte a reality show avventurosi con altre celebrity, ha fatto il suo “debutto alla regia” e ha attraversato tutte le tappe che solitamente compongono il percorso di un’attrice o di un personaggio dello spettacolo italiano. La ricostruzione di questi programmi – alcuni veri ma la maggior parte inventati per somigliare ad altri molto noti – è parte dell’umorismo della serie ed è stata fatta dal regista di Peccato Valerio Vestoso.

Nella serie vengono intervistati per il finto documentario, tra gli altri, Alessandro Borghi, Paolo Virzì, Ferzan Ozpetek, Francesca Archibugi, Geppi Cucciari, Stefano Accorsi e Valerio Mastandrea. Tutti in una versione invecchiata di vent’anni.

La satira dei media è un genere poco praticato in Italia. Ci sono cioè pochi film o serie tv che prendono in giro le produzioni, i professionisti e le dinamiche del mondo mediatico. Due serie che l’hanno fatto prima di Peccato sono Boris e Call My Agent – Italia, entrambe incentrate su un ambito specifico del mondo dello spettacolo.

Boris, che è andata in onda tra il 2007 e il 2010 (ed è tornata con una nuova stagione nel 2022), è stata una serie comica estremamente influente per il modo in cui per prima raccontò le giornate di lavoro e l’ordinaria cialtroneria di una troupe di fiction da tv generalista. La seconda, più recente, è la versione italiana della serie tv francese Chiami il mio agente!, i cui protagonisti sono un gruppo di agenti di star di un’importante agenzia, e in ogni puntata una persona famosa interpreta se stessa (o una versione finta, un po’ esasperata, di se stessa) come loro cliente e diventa il pretesto per commentare o fare umorismo su film, trasmissioni e fissazioni del mondo del cinema e della tv.

Questo tipo di satira Fanelli ha cominciato a praticarla come comica, prima in maniera più blanda nel programma Battute, e poi con più costanza in Una pezza di Lundini, nel quale aveva un segmento ricorrente nello stile degli annunci televisivi. A partire dal successo di quella trasmissione ha cominciato a costruire una versione fittizia di se stessa, che oltre a essere incapace e scema (come spesso sono i personaggi comici), è anche molto vanitosa; abusa di frasi fatte per dare un’idea pomposa di sé; desidera emergere copiando tutte le cose di successo fatte dagli altri; e replica la retorica che si trova nei più banali discorsi di attori, registi o autori televisivi. Con questo personaggio aveva peraltro partecipato alle due stagioni di Call My Agent – Italia.

Peccato allarga questa idea. Le ossessioni e le convenzioni dello spettacolo non vengono prese in giro solo attraverso Fanelli: c’è il giornalista e produttore Malcom Pagani che interpreta una versione di sé dalle grandi ambizioni intellettuali ma scarsi riconoscimenti; c’è Paola Cortellesi, la cui carriera nel 2049 ha avuto un esito clamoroso e diventa un esempio di quel che accade in Italia a chi vive momenti di grande popolarità e riceve proposte di ogni tipo; c’è Antonio Ricci, ideatore e autore di Striscia la notizia, che nei panni di se stesso accetta qualsiasi stupidaggine Fanelli proponga quando è conduttrice del suo programma.

Nei quattro anni passati tra la fine di Una pezza di Lundini, nel 2022, e Peccato, la notorietà di Fanelli è cresciuta enormemente. Nonostante avesse iniziato come attrice (nel film del 2015 Non essere cattivo e in televisione con la serie di Sky del 2016 Dov’è Mario?), solo dopo il successo televisivo è arrivata a fare film importanti in ruoli importanti. Ha recitato in due film di Paolo Virzì (Siccità nel 2022 e Un altro Ferragosto nel 2024) e in C’è ancora domani di Paola Cortellesi nel 2023, vincendo due David di Donatello (per Siccità e per C’è ancora domani).