Lo sconosciuto rapper casertano di cui parlano tutti nell’hip hop
Si sa poco di Battista, ma gli è bastata una canzone per farsi notare
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Un rapper che fino a una settimana fa non conosceva praticamente nessuno è diventato la novità di cui si parla di più nell’hip hop italiano grazie al suo primo e unico singolo, che sta ricevendo centinaia di migliaia di ascolti pur essendo totalmente diverso dalle canzoni rap che oggi funzionano di più.
Il singolo si chiama “Battista” come lui, il misterioso rapper che l’ha scritto. Non ha un ritornello e neppure un vero beat, cioè la base ritmica e musicale su cui normalmente viene costruita una canzone rap. La voce è accompagnata soltanto da un campionamento di ciaramelle e zampogne, due strumenti molto utilizzati nella musica popolare, specialmente nel Sud Italia.
Il testo parla dell’incontro tra i genitori del protagonista e un medico che prova a convincerli ad abortire. Alterna il dialetto napoletano ad alcuni passaggi di intensità poetica notevoli, almeno per gli standard del rap italiano più in voga degli ultimi anni. Tra cui una strofa che fa: «È una translucenza nucale notevole, e questo purtroppo va detto, avrà la sindrome di Down se il test è corretto, e c’è un buon 90 per cento».
Da quando ha pubblicato la prima strofa della canzone sul suo profilo Instagram, lo scorso 25 settembre, Battista ha ricevuto apprezzamenti da alcuni dei rapper più famosi d’Italia, tra cui Marracash, Frankie hi-nrg, Gemitaiz e Geolier. E sta facendo parlare di sé anche al di fuori della cerchia degli appassionati di rap. «È nato un poeta hip hop», ha scritto per esempio il giornalista Roberto Saviano in un post a lui dedicato.
Su YouTube il video ufficiale della canzone ha già superato le 150mila visualizzazioni, e ha decine di commenti entusiasti. A piacere è soprattutto il modo in cui si presenta, che suggerisce l’intenzione di discostarsi dai cliché e dalle posture più diffuse nel rap italiano, e l’originalità nella scrittura, nel suono e soprattutto negli atteggiamenti.
Anche se sembra arrivato dal nulla, dietro al veloce successo di Battista c’è evidentemente un progetto molto studiato. Il video è stato girato da Alfredo Maddaluno, produttore e regista conosciuto per le sue collaborazioni con Colapesce Dimartino e Meg, l’ex cantante dei 99 Posse. Ha un montaggio e una regia molto curati, un’estetica minimale e un po’ horror, ed è molto criptico: la telecamera inquadra Battista mentre pulisce il pavimento di una chiesa vestito da inserviente, con alcune persone ferme sullo sfondo.
L’aura di mistero è parte del fascino del personaggio, visto che al momento le informazioni sul conto di Battista sono poche. Si sa che vive in provincia di Caserta, come si intuisce dal dialetto che utilizza, dal codice di avviamento postale (81030) citato sul suo profilo Instagram e dal luogo in cui è stato girato il video, la chiesa cristiana evangelica Emmanuele di Castel Volturno.
E sappiamo anche che il suo vero nome è Andrea Parisi, come mostrano i crediti della canzone visibili su Spotify. Il produttore è suo fratello Matteo, un nome conosciuto nel giro della musica alternativa italiana: collabora infatti con la cantautrice napoletana La Niña (Carola Moccia), il cui Furèsta era stato uno dei dischi italiani più apprezzati dalla critica nel 2025. Moccia è citata anche nei ringraziamenti del video, e il regista Maddaluno è il suo compagno e direttore creativo.
Quello di Battista non è il primo progetto musicale di Andrea Parisi. Nel 2020 aveva formato insieme al fratello Matteo i Laxxard, un duo di musica hip hop. Facevano una musica molto più sperimentale e rappavano in inglese, su basi elettroniche veloci e molto aggressive. Entrambi peraltro collaboravano già con Maddaluno, che aveva curato la copertina e l’identità visiva del loro primo e unico EP, Scared of the Moon.
In un’intervista data al sito Informare nel 2021 i fratelli Parisi parlarono dei loro riferimenti musicali piuttosto eterogenei, che vanno dal rap alla musica evangelica. E fecero intuire di provare una certa insofferenza per l’omologazione dell’industria musicale italiana, in cui le canzoni più ascoltate spesso si assomigliano per struttura, composizione e parole impiegate nei testi. Dissero di voler «produrre la miglior musica possibile, senza però avere il grosso problema del mercato», e che «oggi sembra esserci quasi una “dittatura” all’interno del campo musicale, sia a livello di tempistiche che di tendenze».
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