Le destre vanno matte per i contenuti fatti con l’AI

Da Vannacci all'AfD, i partiti stanno usando sempre più massicciamente video e immagini dozzinali per le loro campagne elettorali

Da sinistra: un video di @robertus_vannaccius su Instagram, un recente video pubblicato dalla Lega su TikTok, un post della Lega su Facebook: tutti i contenuti sono stati generati con l'AI (Il Post)
Da sinistra: un video di @robertus_vannaccius su Instagram, un recente video pubblicato dalla Lega su TikTok, un post della Lega su Facebook: tutti i contenuti sono stati generati con l'AI (Il Post)
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Ormai da qualche tempo in Italia, negli Stati Uniti, in Germania, in mezzo mondo la destra ha capito una cosa: fare propaganda e caciara con i contenuti realizzati con l’intelligenza artificiale (AI) costa poco e funziona molto. I video dozzinali, esteticamente brutti e spesso trash che esaltano i propri leader o ridicolizzano gli avversari sono diventati uno strumento comune delle strategie social di molti capi di stato, da Donald Trump a Javier Milei, ma la produzione di questi contenuti spesso è distribuita anche in una fitta rete di profili secondari e non ufficiali.

Il giornalista britannico Gareth Watkins è arrivato a scrivere che oggi «la cultura visiva della destra internazionale è composta quasi interamente di slop», l’espressione con cui si indica la paccottiglia fatta con l’AI.

In Italia ne sta facendo un uso massiccio il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, che nei giorni scorsi ha pubblicato la foto di un’avversaria politica con una scollatura inventata, ma che è soprattutto protagonista di moltissimi video diffusi da piccoli account non ufficiali che lo ritraggono nelle vesti di un imperatore romano che decide sulle sorti dei suoi avversari, oppure intento a schiaffeggiare donne che stanno per abortire. Ma la passione per l’AI riguarda più in generale la destra italiana: Silvia Sardone della Lega ha appena annunciato la sua candidatura a sindaca di Milano con un video in cui appare come una sorta di supereroina vestita di verde, che combatte i criminali con delle onde energetiche.

Chi studia il fenomeno chiama “slopaganda” l’uso di questo genere di contenuti nella propaganda politica. È un genere di estetica che si trova molto di rado, invece, sui social network dei partiti e dei personaggi vicini alla sinistra. In Italia i casi noti sono stati soltanto due: a marzo, il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli aveva pubblicato un’immagine di Giorgia Meloni in un ospedale psichiatrico generata dall’AI. A giugno, invece, il deputato del Movimento 5 Stelle Marco Pellegrini aveva condiviso un finto selfie di Meloni e Donald Trump, creato da un altro utente. In entrambi i casi, sono stati fortemente criticati.

Molte delle obiezioni contemporanee all’intelligenza artificiale, infatti, riguardano temi storicamente cari soprattutto alla sinistra: il fatto che i modelli siano addestrati su enormi quantità di testi, immagini e musica prodotti da altre persone, spesso senza il loro consenso né compenso, è una questione a cui è sensibile generalmente chi ha più a cuore i diritti dei lavoratori. Il consumo di energia e di acqua dei data center in cui girano i modelli, che sta suscitando proteste locali contro la costruzione di nuovi impianti, è un tema ambientalista.

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Il fatto che i principali modelli di AI siano controllati da poche grandi aziende che spesso e volentieri hanno rapporti stretti con il settore militare e amministrazioni controverse come quella di Donald Trump preoccupa poi, naturalmente, chi si oppone alla concentrazione di potere economico nelle mani di pochissime persone sempre più ricche. Utilizzando l’AI per generare i propri contenuti, quindi, i partiti di sinistra rischierebbero di contrariare i propri elettori molto più di quanto non succeda ai partiti di destra.

Secondo Dino Amenduni, uno dei più conosciuti esperti di comunicazione politica in Italia, in questo momento storico «uno dei discrimini fondamentali nell’approccio di comunicazione tra sinistra e destra sta nel tasso di spregiudicatezza utilizzato per raggiungere i propri obiettivi». I partiti di destra «non si fanno particolari problemi a usare l’AI per costruire i famosi “alternative facts” di trumpiana memoria», dice, mentre «a sinistra c’è ancora un po’ di pudore».

Spesso la falsità di questi contenuti è evidente, altre volte molti utenti non se ne accorgono. In teoria almeno in Unione Europea i contenuti generati o manipolati con l’AI dovrebbero essere segnalati chiaramente come tali, ma in realtà succede ancora molto meno di quanto dovrebbe.

La Lega, per esempio, usa sempre più spesso l’AI per generare immagini di persone straniere dall’aria beffarda e minacciosa, in modo da poterle accostare a titoli di giornale che raccontano furti, aggressioni o altri reati. In questi casi, peraltro, spesso i volti delle persone generate con l’AI vengono coperti da pixel, come se fossero persone reali soggette al diritto alla privacy, dando l’impressione che le foto siano effettivamente dei protagonisti della notizia.

Qualcosa di simile succede in Germania, dove il partito che utilizza più sistematicamente l’AI nella propria comunicazione è Alternative für Deutschland (AfD), di estrema destra. In Francia l’organizzazione AI Forensics ha analizzato i profili social di 31 partiti durante le elezioni europee e legislative del 2024 e ha trovato 51 immagini che sono state sicuramente generate dall’AI: a pubblicarle erano stati in larga parte i partiti di estrema destra Rassemblement National, Reconquête e Les Patriotes. Casi simili sono stati segnalati anche in Spagna e in Polonia.

Jacopo Di Miceli, giornalista del sito di fact-checking Facta che negli ultimi mesi ha seguito da vicino l’utilizzo di AI nella comunicazione politica italiana, vede una relazione tra lo strumento più usato per creare questi contenuti e la loro connotazione politica. I video di Vannaccius e buona parte della propaganda generata dalla destra italiana sono fatti con Grok, il servizio di intelligenza artificiale di xAI, l’azienda di Elon Musk che controlla anche il social network X.

È lo strumento «più disponibile, con un bassissimo dispendio sia di energie, ma soprattutto economico, perché ti basta fare un abbonamento a X», dice Di Miceli. I servizi delle altre aziende impediscono invece di rappresentare persone reali, e i loro blocchi si possono aggirare solo con molta fatica. Al contempo, però, tra le persone di sinistra l’idea di frequentare X o finanziare Elon Musk è sempre meno attraente, anche soltanto perché dal 2022 a oggi Musk ha finanziato con centinaia di milioni di dollari la campagna elettorale di Donald Trump e sostiene apertamente partiti e movimenti di estrema destra in diversi paesi.

Secondo la ricercatrice Alice Marwick, in vari paesi occidentali pubblicare senza problemi lo slop è diventato un modo per segnalare la propria appartenenza politica. A produrre contenuti che mostrano «illustrazioni idealizzate di famiglie bianche» oppure Trump come supereroe non sono più soltanto i partiti e i politici stessi, ma anche gli elettori stessi. Il profilo di @robertus_vannaccius, per esempio, è gestito almeno nominalmente da una simpatizzante di Futuro Nazionale.

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