Poste Italiane ha ottenuto il controllo dell’86 per cento di Tim al termine dell’offerta pubblica di acquisto e scambio
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Poste Italiane ha ottenuto il controllo dell’85,82 per cento del capitale di Tim, dopo che venerdì si è conclusa la seconda e ultima fase dell’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) avviata per comprare la storica società di telecomunicazioni italiana. Poste possedeva già una quota del 20,10 per cento di Tim, e durante l’offerta ha ottenuto il controllo di un altro 65,72 per cento.
Non ha però raggiunto la soglia del 90 per cento che le avrebbe dato il diritto di comprare anche le azioni Tim rimaste sul mercato e avrebbe facilitato il delisting, cioè la rimozione delle azioni di Tim dalla Borsa. Tuttavia, la quota raggiunta garantisce un ampio controllo su Tim e permette a Poste di procedere con la fusione. Per ogni azione di Tim, Poste aveva offerto 0,218 azioni di Poste e 1,97 euro.
Poste ha avviato l’acquisizione al fine di rilanciare le attività di Tim e di integrarle progressivamente nelle proprie. Poste si occupa di altre cose, oltre alle attività postali e alle spedizioni: più della metà dei suoi ricavi viene da servizi finanziari e assicurativi, vende forniture di gas ed elettricità e offre anche, a sua volta, servizi di telefonia con un proprio operatore, PosteMobile, che però non possiede una rete di antenne. Le due aziende collaborano già: da febbraio PosteMobile ha cominciato a spostare i suoi clienti dalla rete di Vodafone a quella di Tim, e nei negozi Tim si possono sottoscrivere le offerte di luce e gas fornite da Poste.


