La Corte Suprema ha autorizzato Trump a usare un controverso archivio sulla cittadinanza per le verifiche elettorali

La Corte Suprema degli Stati Uniti, 25 settembre 2026 (AP/Mariam Zuhaib)
La Corte Suprema degli Stati Uniti, 25 settembre 2026 (AP/Mariam Zuhaib)

Venerdì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato l’amministrazione Trump a usare SAVE (Systematic Alien Verification for Entitlements), un grande archivio che contiene informazioni su centinaia di milioni di americani. Trump vuole che gli stati possano usarlo per verificare la cittadinanza delle persone iscritte nelle liste elettorali in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre. Diversi esperti hanno però messo in dubbio l’affidabilità dei dati di SAVE sostenendo che alcune persone potrebbero venire erroneamente escluse dal voto.

A giugno un tribunale federale aveva stabilito che SAVE violasse il diritto alla privacy delle persone statunitensi, e che pertanto il governo non potesse utilizzarlo. La maggioranza conservatrice della Corte Suprema ha però deciso di sospendere quella sentenza. I giudici hanno fondato la decisione su una legge federale che vieta di effettuare epurazioni dalle liste nei 90 giorni che precedono un’elezione federale, limitando così qualsiasi «potenziale impatto» di SAVE sulla partecipazione alle elezioni di metà mandato. I tre giudici di orientamento progressista della Corte hanno invece votato contro la decisione, che è stata quindi approvata con 6 voti favorevoli e 3 contrari (i giudici della Corte Suprema sono 9).

L’archivio fu creato nel 1986 per consentire ai funzionari di verificare la cittadinanza delle persone che richiedevano prestazioni sociali. L’anno scorso però l’amministrazione Trump ha permesso di confrontare i dati sull’immigrazione che erano già contenuti in SAVE con quelli sulla previdenza sociale. In questo modo il governo può effettuare più facilmente controlli incrociati su una parte molto ampia della popolazione statunitense.