Il parlamento ha approvato una legge delega sul nucleare per installare reattori di piccole dimensioni

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (Roberto Monaldo/LaPresse)
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (Roberto Monaldo/LaPresse)

Mercoledì il Senato ha approvato un disegno di legge sul nucleare che era stato presentato dal Consiglio dei ministri all’inizio del 2025. Il testo era già stato approvato dalla Camera, quindi il voto del Senato era quello definitivo. Si tratta di una legge delega, cioè un provvedimento con il quale il parlamento attribuisce al governo la facoltà di legiferare su una materia attraverso uno o più decreti legislativi. Il governo avrà un anno di tempo per scriverlo. La produzione di energia nucleare per uso civile in Italia è di fatto finita con un referendum nel 1987, ma la scelta rimane molto dibattuta.

Il provvedimento impone di escludere dai progetti le grandi centrali tradizionali, come quelle operative da decenni in molte parti del mondo, e limita le installazioni agli SMR (Small Modular Reactors), una tecnologia ancora in fase di sviluppo. Sono reattori nucleari di piccole dimensioni e con potenze in genere inferiori ai 300 megawatt, che è all’incirca la quantità di potenza richiesta da una città medio-grande. Le centrali tradizionali invece possono raggiungere i migliaia di megawatt

Non è detto, comunque, che l’approvazione della legge si traduca nell’effettivo ritorno del nucleare in Italia. Ci sono prototipi di SMR attivi, ma non è ancora una tecnologia matura. La realizzazione concreta dei progetti, poi, dipenderà molto anche dal contesto politico dei prossimi decenni.

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