La Francia sta bloccando le sanzioni europee contro la Russia
E tutto perché chiede di esentare una persona ben precisa, tra le migliaia coinvolte
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La Francia sta ostacolando il rinnovo semestrale delle sanzioni europee contro la Russia decise nel 2022, dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Per approvare il rinnovo chiede che sia esentata una persona in particolare: l’oligarca russo Alisher Usmanov, che ha noti legami con il regime di Vladimir Putin.
Non è una richiesta inedita, ma in passato l’ostruzionismo era stato fatto da paesi con governi vicini alla Russia, come l’Ungheria di Viktor Orbán e la Slovacchia di Robert Fico, per ora l’unico altro paese che chiede l’esenzione di Usmanov (in Ungheria Orbán ha perso le elezioni ad aprile e non è più in carica). La Francia invece ha un governo europeista che sostiene l’Ucraina: la sua posizione è quindi sorprendente, e sta infastidendo molti diplomatici e membri delle istituzioni europee.
Le sanzioni europee colpiscono quasi 3mila persone ed entità accusate di sostenere il regime russo, tra le altre cose vietando loro l’ingresso e congelandone tutti i beni posseduti nel territorio dell’Unione. Il rinnovo deve essere deciso all’unanimità dai paesi membri: le sanzioni sarebbero scadute il 15 settembre e per ora sono state estese di una sola settimana, durante la quale si continuerà a negoziare.
Secondo le ricostruzioni di vari media internazionali, tra cui il Financial Times, la richiesta della Francia sarebbe legata a uno scambio con l’Azerbaigian per la liberazione di due cittadini francesi detenuti a Baku, la capitale azera. Usmanov è un imprenditore russo di origini uzbeke, molto influente in Asia centrale e nel Caucaso. Da tempo il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e quello azero Ilham Aliyev, che sono alleati, chiedono all’Unione Europea di smettere di sanzionarlo.
In sostanza, la Francia starebbe provando a convincere l’Unione Europea a togliere le sanzioni contro Usmanov, in modo che poi l’Azerbaigian liberi i due cittadini francesi detenuti nel paese. Venerdì un diplomatico dell’Azerbaigian, rimasto anonimo e citato da Reuters, ha negato che il paese stia provando a influenzare le decisioni dell’Unione Europea.

Alisher Usmanov insieme a Vladimir Putin nel 2017 (Alexei Druzhinin/Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)
La decisione di sanzionare Usmanov era stata presa a causa dei suoi legami con il presidente russo Vladimir Putin e con Dmitry Medvedev, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo che in passato è stato presidente e primo ministro (ma sempre con un’influenza secondaria e subordinata a Putin). Proprio Medvedev è stato ospite più volte nelle residenze di lusso di Usmanov.
Usmanov è il proprietario di Kommersant, uno dei più noti quotidiani finanziari russi che da quando è stato acquistato da lui ha assunto posizioni manifestamente a favore del regime russo. Possiede anche MegaFon, uno dei principali operatori telefonici russi, e la società metallurgica Metalloinvest: tutte attività economiche che contribuiscono significativamente all’economia della Russia. Lui ha sempre rigettato la definizione di “oligarca”: sostiene di non essersi arricchito grazie alle caotiche privatizzazioni delle aziende russe dopo il crollo dell’Unione Sovietica (cioè come hanno fatto gli oligarchi), ma di aver comprato in altri modi i beni e le aziende che possiede.
Usmanov dal 2008 è anche presidente della Federazione internazionale di scherma: dal 2022 a causa delle sanzioni non svolge attivamente il ruolo venendo sostituito da un presidente ad interim; nonostante questo nel 2024 è stato rieletto.
Sarebbe la prima volta che le sanzioni europee vengono usate come una sorta di strumento di scambio per ottenere la liberazione di due cittadini detenuti, e molti stanno criticando l’approccio della Francia perché potrebbe creare un precedente: l’europarlamentare nederlandese Thijs Reuten per esempio ha detto che «non vogliamo trasmettere il messaggio che, se sei un oligarca russo che vuole uscire dalla lista delle sanzioni, [dovresti] prendere in ostaggio degli europei».
Più in generale, diversi funzionari e diplomatici europei sono preoccupati dal fatto che i governi usino le sanzioni europee – che richiedono l’unanimità – come strumenti di politica interna o per fare interessi nazionali. Il Financial Times per esempio ha scritto che, se Usmanov venisse eliminato dalla lista delle persone sanzionate, il Lussemburgo vorrà escludere anche l’imprenditore russo-israeliano Mikhail Fridman.
Due diplomatici coinvolti nei negoziati hanno detto che la presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea (l’organo che riunisce i ministri degli stati membri competenti sul tema di cui si discute) ha proposto un compromesso per risolvere lo stallo: Usmanov rimarrebbe nella lista delle persone sanzionate, ma le sanzioni a cui è sottoposto verrebbero allentate.



