Gli arbitri stanno cambiando la Serie A di calcio
In meglio, secondo molti: c'entrano il loro nuovo capo e la sua idea di usare meno il VAR
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Durante la seconda partita della quarta giornata di Serie A maschile di calcio, Genoa-Frosinone, per la prima volta in questo campionato un arbitro è andato a bordo campo a rivedere un episodio al monitor, dopo essere stato chiamato dal VAR, per decidere se assegnare o meno un rigore. In gergo si chiama on-field review, ed è servita: dopo aver rivisto l’azione, l’arbitro Antonio Rapuano ha assegnato il rigore al Genoa. È stato il primo rigore del campionato (l’attaccante Lorenzo Colombo lo ha calciato fuori): si è parlato molto del fatto che sia arrivato solo alla 32esima partita, e di come sia cambiato il modo in cui gli arbitri prendono decisioni.
È stato fischiato un calcio di rigore anche poche ore dopo, in Atalanta-Cagliari: Daniel Maldini del Cagliari è stato il primo a fare gol su rigore. Per ora sono stati assegnati solo due rigori in 36 partite: la media di 0,05 rigori a partita è decisamente inferiore a quella di 0,28 rigori della scorsa stagione (in tutto furono 106 in 380 partite).
Non ci sono solo meno rigori e meno interventi del VAR (Video Assistant Referee, la cosiddetta moviola in campo): gli arbitri hanno assegnato anche meno cartellini gialli e rossi. Finora c’è stato un solo rosso diretto (cioè un’espulsione senza due cartellini gialli) in oltre tre turni di campionato, dato a Gianluca Gaetano dell’Atalanta a partita peraltro già conclusa. Nell’ultima edizione della Serie A, invece, i rossi diretti erano stati in tutto 44, più di uno per ogni turno di campionato.

Daniel Maldini del Cagliari segna il gol dell’1-2 durante Atalanta-Cagliari, il 12 settembre 2026 (ANSA/MICHELE MARAVIGLIA)
Molti osservatori stanno chiamando “nuovo metro arbitrale” un’interpretazione del regolamento diversa dal passato, meno severa e grazie alla quale il gioco risulta più fluido e continuo. E quindi, a detta di molti, più divertente da vedere. C’entra il 50enne Daniele Orsato, da questa stagione capo degli arbitri di Serie A e B: prima dell’inizio della stagione aveva detto che il VAR sarebbe stato usato «il meno possibile», e così sta avvenendo.
Orsato – che è stato a sua volta un arbitro, uno dei migliori al mondo – sta cercando di allineare l’Italia al modo in cui si arbitra in Europa: fischiando meno falli per consentire un gioco dinamico. Il sito Calcio d’Angolo, in merito al minor ricorso al VAR, scrive che «la convinzione alla base delle nuove direttive [di Orsato] è che l’arbitro debba tornare a essere una figura centrale, coraggiosa e indipendente nelle proprie decisioni».
Daniele Longo è un giornalista sportivo che lavora per calciomercato.com e Radio Sportiva
Un esempio è il rigore segnato da Daniel Maldini, assegnato al Cagliari con velocità e risolutezza. L’arbitro Alberto Arena non è andato a bordo campo per una on-field review: dopo pochi secondi (nei quali ha comunicato via radio con guardalinee e VAR, il cosiddetto check silenzioso) ha preso la decisione di assegnare il rigore per tocco di mano del difensore dell’Atalanta Sead Kolašinac.
Tanti sono contenti di questi cambiamenti e gli arbitraggi sono generalmente apprezzati. È raro che questo avvenga in Italia, un paese dove le critiche agli arbitri sono molto presenti ed estese nel dibattito sul calcio. Ma il VAR non stava riuscendo nel suo intento di risolvere i dubbi, e anzi aveva creato (e crea ancora) molte polemiche.
«Meno interventi [del VAR] ci sono e meglio è per tutti», ha detto l’allenatore dell’Inter Christian Chivu. Secondo il giornalista della Gazzetta dello Sport Alex Frosio, grazie al nuovo metodo arbitrale scelto da Orsato le squadre che vanno in vantaggio non possono più «speculare sul fallettino per spezzare il ritmo» della partita, ma devono continuare a giocarsela: ne viene fuori una partita più aperta. Ancora nessuna partita, per esempio, è finita 0-0, un’altra rarità per la Serie A.
Se quasi tutti concordano sul fatto che le partite di Serie A siano state – almeno finora – più divertenti di quelle del recente passato, c’è chi sostiene che le cause siano da ricercare altrove, perlomeno dal punto di vista del regolamento. Non tanto nelle direttive di Orsato, ma nelle nuove regole introdotte dall’IFAB – l’organo internazionale che decide le regole del gioco del calcio – per ridurre le perdite di tempo. Stanno funzionando alla grande: il tempo effettivo di gioco è in significativo aumento rispetto alle scorse stagioni.
Luca Marelli, ex arbitro di Serie A e ora commentatore tecnico di DAZN, ha fatto notare che il numero di falli fischiati per partita è rimasto simile a quello degli anni scorsi. Ed è piuttosto simile al numero di falli fischiati nella competizione europea più importante, la Champions League. È diventato impossibile, più che altro, perdere tempo: «in particolare sono spariti gli infortuni con intervento di massaggiatori» in campo, scrive Marelli.
C’è anche chi pensa che il metro arbitrale voluto da Orsato sia fin troppo permissivo, e che limiti l’uso di uno strumento fondamentale come il VAR. La rinuncia quasi totale alle on-field review è vista da alcuni come un modo un po’ presuntuoso di arbitrare le partite: come se gli arbitri prendessero sempre la decisione giusta, senza il bisogno di venire mai corretti dal VAR. «Sembra che la linea dettata da Orsato abbia prodotto l’effetto diametralmente opposto», cioè quello per cui gli arbitri non vengono smentiti dal VAR nemmeno in caso di errori gravi, ha scritto la Gazzetta dello Sport.



