Com’è che la villa che fu di Giuseppe Verdi è messa così male
Al punto che il direttore d'orchestra Riccardo Muti ci ha fatto una specie di concerto per far parlare delle sue condizioni (ci è riuscito)
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Sabato sera Riccardo Muti, uno dei più celebrati direttori d’orchestra italiani, ha guidato un gruppo di musicisti nell’esecuzione di alcuni pezzi del compositore Giuseppe Verdi. Questa specie di concerto si è svolto in un luogo insolito, il cortile della villa di Sant’Agata, frazione di Villanova sull’Arda: è la casa che Verdi costruì nel 1848 e dove visse per cinquant’anni, fra il 1851 e il 1901. Si trova a pochi minuti da Busseto, in provincia di Parma, comune dove Verdi nacque.
La villa è chiusa dal 2022, è stata espropriata dallo Stato nel dicembre del 2024, ma continua a essere inagibile. Sia la casa che i giardini che la circondano sono tuttora in cattive condizioni.
Muti ha preferito definirla una «riunione fra musicisti» e non un concerto. Il suo obiettivo era proprio di sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica sullo stato della villa e sulla necessità di procedere con i lavori, che di fatto non sono ancora cominciati, a parte piccole opere urgenti di rifacimento dei tetti.
In una conferenza stampa prima del concerto Muti aveva detto che sulla questione tutti i governi, «di destra, di centro e di sinistra, hanno fatto schifo, c’è stato un abbandono». Muti è un grande conoscitore di Verdi e lo stima moltissimo, lo ritiene il «Michelangelo della musica». Nel periodo in cui fu direttore artistico alla Scala di Milano riportò in teatro alcune delle sue opere più famose che mancavano da tempo, e fece anche divulgazione sulla sua opera, sostenendo un’attenzione filologica verso la scrittura di Verdi che negli anni precedenti si era un po’ persa.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli con il direttore d’orchestra Riccardo Muti dopo il concerto, il 12 settembre 2026 (ANSA/MINISTERO CULTURA)
Alla «riunione di musicisti» hanno presenziato tre ministri del governo di Giorgia Meloni: Alessandro Giuli (Cultura), Gianmarco Mazzi (Turismo) e Tommaso Foti (Affari europei). Giuli ha assicurato che sono stati stanziati 6,5 milioni di euro per i lavori, e che i ritardi sono da imputare «a necessari tempi burocratici».
Verdi abitò nella villa fino alla morte. Si trasferì lì con la soprano Giuseppina Strepponi, che sarebbe diventata la sua seconda moglie alcuni anni dopo. Prima di allora convivevano senza essere sposati, in una condizione che al tempo suscitava un certo scandalo. Lì a Sant’Agata Verdi compose molte delle sue opere famosissime, fra cui Il trovatore, La traviata, l’Aida, l’Otello, il Falstaff.
Alla sua morte la villa passò a Maria Filomena Verdi, figlia di un cugino che il compositore di fatto adottò: lei continuò ad abitarla e la passò ai suoi discendenti. Prima del 2024 la villa era di proprietà di quattro eredi e dal 2010 era abitata e gestita da Angiolo Carrara Verdi. Il piano superiore era utilizzato come abitazione, in quello inferiore c’era un museo visitabile, composto da alcune stanze con oggetti e mobili d’epoca, compresi quelli della stanza d’albergo di Milano dove Verdi morì.

Giuseppe Verdi, al centro, con Maria Carrara Verdi, Barberina Strepponi, Giuditta Ricordi, Teresa Stolz, Umberto Campanari, Giulio Ricordi e Leopoldo Metlicovitz nel giardino della villa, nel 1900 (Giulio Rossi, via Wikimedia Commons)
Negli ultimi dieci anni però gli eredi non sono riusciti a trovare i fondi per i lavori necessari a mantenere e restaurare la villa. A partire dal 2022 la villa fu chiusa al pubblico e gli eredi, dopo un lungo contenzioso, decisero di metterla in vendita all’asta, visto che nessuno dei quattro poteva comprare le quote degli altri. Nel 2023 il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano fece nascere una fondazione partecipata dal ministero per acquistare la villa: furono organizzati molti concerti di vari enti musicali per raccogliere fondi.
Nel dicembre del 2024 il ministero della Cultura annunciò la firma dell’atto di esproprio per acquisire la villa e renderla un museo aperto al pubblico.
Da allora sono stati stanziati 375mila euro per bloccare le infiltrazioni dal tetto, completati nel 2025, ma le condizioni generali della villa hanno continuato a peggiorare con il passare del tempo. I giornali locali raccontano di recinzioni quasi completamente cadute, alberi abbattuti, giardini in stato di abbandono, intonaci esterni macchiati e cadenti. Ma soprattutto la villa ha bisogno di interventi strutturali per essere messa in sicurezza.

Una delle sale di Villa Verdi, in una foto del 2023 (ANSA/UFFICIO STAMPA/MINISTERO DELLA CULTURA)
Dopo vari annunci il ministero dell’Economia ha infine approvato lo stanziamento di 6 milioni e mezzo di euro per i lavori che dovrebbero dividersi in quattro fasi: consolidamento edilizio e strutturale della casa; ammodernamento degli impianti, con impianti di climatizzazione per conservare meglio i materiali storici; restauro degli arredi e degli oggetti storici, ripristino del parco e del giardino. I fondi fanno parte del “Programma Grandi Progetti Beni Culturali 2025-2027” e comprendono anche quelli raccolti con le iniziative di beneficenza della fondazione.
I lavori non sono però di fatto ancora cominciati, perché manca l’ultimo passaggio, l’approvazione della Conferenza Stato-Regioni. È un organismo collegiale che funziona da raccordo quando un provvedimento statale incide su materie o territori di competenza regionale. Al momento non ci sono indicazioni certe sulla chiusura dei lavori e quindi sulla riapertura al pubblico della villa.



