In Svezia il risultato delle elezioni sembrava scontato, ora non lo è più
Si vota domenica per rinnovare il parlamento che poi eleggerà il primo ministro, e la distanza tra le coalizioni è minima
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Quando la campagna elettorale svedese è cominciata ufficialmente, fra aprile e maggio, i sondaggi davano la coalizione di centrosinistra in vantaggio di più di dieci punti percentuali, in alcuni casi di dodici. Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici, si preparava a tornare al governo dopo quattro anni all’opposizione.
Ma nel corso dei mesi la coalizione di destra del primo ministro uscente Ulf Kristersson (Moderati svedesi) ha recuperato quasi tutto lo svantaggio. Il voto è previsto per domenica, e servirà a rinnovare il parlamento che poi eleggerà il primo ministro. Un sondaggio della scorsa settimana indica che la distanza fra i due blocchi si è ridotta allo 0,3 per cento, con un risultato possibile di 175 seggi per il centrosinistra e 174 per la destra. Altre rilevazioni danno una distanza maggiore, ma comunque inferiore al margine di errore.
Dunque, nonostante nulla di clamoroso abbia condizionato la campagna elettorale, il risultato è tornato decisamente incerto e queste elezioni potrebbero anche concludersi con il primo ingresso nel governo dell’estrema destra dei Democratici Svedesi (SD). Sono ormai il secondo partito svedese (i Socialdemocratici sono il primo da 109 anni), sono entrati in parlamento per la prima volta nel 2010 e dal 2022 hanno sostenuto dall’esterno il governo di centrodestra di Kristersson, condizionandone fortemente le politiche, soprattutto sui temi dell’immigrazione e della criminalità.

Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici (Anders Wiklund/TT News Agency via AP)
I risultati si sapranno dopo la chiusura dei seggi, alle 20 di domenica. Kristersson ha annunciato che in caso di vittoria includerà i Democratici Svedesi nel governo. Buona parte della campagna elettorale della sinistra si è concentrata su questo tema, Andersson ha più volte detto che la Svezia non sarebbe più stata «la stessa con ministri dei Democratici Svedesi». I Democratici Svedesi (DS) furono fondati nel 1988 da un gruppo di attivisti che facevano parte di vari circoli e partiti neonazisti o di suprematisti bianchi. Fino ai primi anni Duemila sono stati apertamente neonazisti, poi con la nuova guida politica di Jimmie Åkesson hanno espulso gli esponenti più estremisti e iniziato un processo di “normalizzazione”, restando però sostanzialmente un partito di destra radicale, con posizioni assimilabili a quelle di Alternative für Deutschland (AfD), in Germania.

Jimmie Åkesson vicino a un cartellone con lo slogan “Rendere la Svezia di nuovo la Svezia” il 7 settembre 2026 (Magnus Lejhall/TT News Agency via AP)
La campagna della sinistra si è basata molto sul pericolo di SD, ma a guardare i sondaggi si direbbe che non abbia funzionato, anche perché dai Socialdemocratici e i loro alleati non sono arrivati altri messaggi particolarmente chiari agli elettori. I leader hanno insistito sul fatto che il paese si è allontanato negli ultimi anni dalla sua storica reputazione di nazione all’avanguardia nei diritti civili e nelle politiche di welfare, ma riguardo all’immigrazione anche i Socialdemocratici si sono spostati su posizioni più rigide, in contrasto con la storica accoglienza del paese. Di fatto, hanno detto che in caso di vittoria confermerebbero l’approccio del governo uscente.
Il governo di centrodestra ha invece puntato su risultati economici positivi (la crescita del PIL è una delle maggiori dell’Unione Europea) e su qualche successo nella repressione delle bande criminali, in cui spesso vengono reclutati minorenni immigrati di seconda generazione. Sono successi ottenuti con politiche radicali e controverse, come le espulsioni anche per i minorenni e l’abbassamento dell’età in cui si può andare in carcere, scesa a 14 anni per i reati più gravi (ma il governo voleva inizialmente fissare il limite a 13).

Manifesti elettorali dei Socialdemocratici a Stoccolma: in uno si legge «Per una città senza aree a rischio. Prendiamo sul serio Stoccolma» (Viktoria Bank/TT via ZUMA Press)
Sull’esito finale potrebbero influire i risultati dei partiti minori delle coalizioni: Verdi, Sinistra e Centro in quella guidata da Andersson; Cristiano Democratici e Liberali in quella del governo uscente. In particolare i sondaggi indicano il sostegno dei Liberali su valori molto vicini alla soglia di sbarramento, che in Svezia è fissata al 4 per cento: se non dovessero superarla sarebbe un problema per tutta la coalizione di destra.
Nell’ultima settimana, poi, si è parlato molto delle rivelazioni di un’inchiesta della rivista antirazzista Expo su Polina Malaberg, funzionaria di lungo corso dei Democratici Svedesi e compagna di Gustav Gellerbrant, uno dei principali dirigenti del partito. Secondo Expo Malaberg per oltre un decennio avrebbe avuto stretti legami con la Russia, partecipando a viaggi, accompagnando cittadini russi dentro il palazzo del parlamento svedese, e promuovendo gli interessi russi nel paese.
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