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  • Sabato 12 settembre 2026

Le storie degli arresti di Emma Bonino

Quasi tutti per una sua deliberata disobbedienza civile, tranne quando andò a Kabul da commissaria europea

Emma Bonino arrestata a New York nel 1990(Micheline Pelletier/Sygma via Getty Images)
Emma Bonino arrestata a New York nel 1990
(Micheline Pelletier/Sygma via Getty Images)
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Emma Bonino, morta venerdì a 78 anni, è ricordata per aver cambiato il paese con le sue battaglie per i diritti civili, per essere stata la leader storica dei Radicali, per essersi candidata alla presidenza della Repubblica e per aver fatto la ministra in due governi. Ma oltre a tutto questo viene ricordata anche per una sua certa inclinazione alla disobbedienza civile, e per essere stata arrestata quattro volte, in Italia e all’estero.

Il primo arresto, il più famoso, avvenne nel 1975. All’epoca in Italia l’aborto era considerato un delitto «contro l’integrità e la sanità della stirpe», un atto diretto contro lo Stato e punito con pene gravissime, così come il procurato aborto e l’istigazione. Ma gli aborti clandestini erano numerosissimi, e avvenivano spesso in condizioni igienico-sanitarie rischiose. Per evidenziare l’ipocrisia dello Stato che manteneva in vigore una legge così dura e fuori dal tempo senza riuscire ad applicarla, i Radicali e i collettivi femministi cominciarono ad autodenunciarsi.

Nel 1973 Bonino aveva fondato a Milano il CISA (Centro Informazione per la Sterilizzazione e l’Aborto), dove si praticava l’aborto con il metodo dell’aspirazione. A febbraio del 1975 la procura di Firenze, dove il CISA aveva nel frattempo aperto un altro centro, emise un mandato d’arresto nei confronti di Bonino. Ci fu un primo tentativo di arrestarla andato a vuoto, poi i mesi passarono senza che accadesse nulla, nonostante Bonino non prendesse nessuna precauzione particolare. Alla fine decise di costituirsi. La sua detenzione durò pochi giorni, poi venne messa in libertà provvisoria in attesa di giudizio. Nel 1976 venne eletta in parlamento e ottenne l’immunità. Trovate la storia più dettagliata di questo arresto anche in questo articolo.

Dodici anni dopo Bonino venne arrestata di nuovo, stavolta in Polonia. Le sue battaglie spesso uscivano dai confini nazionali, e anzi molta della sua attività politica ebbe una dimensione internazionale. Fu infatti ministra degli Esteri e ministra del Commercio internazionale. Anche in virtù del sostanziale anticomunismo del movimento politico in cui militava, nel 1987 andò a sostenere da europarlamentare le manifestazioni del sindacato polacco Solidarnosc, fondato dal dissidente del regime comunista Lech Walesa.

Solidarnosc non era l’unico sindacato che si era formato in quegli anni di sollevazione contro il Partito Comunista, ma era di gran lunga il più popolare. Il regime rispose con la forza, impose la legge marziale e represse le manifestazioni. Bonino perciò venne arrestata ed espulsa dal paese.

Tre anni dopo Bonino andò a New York, dove una legge aveva da poco impedito la vendita di siringhe se non sotto prescrizione medica. Era una misura di contrasto al consumo di sostanze illegali. Bonino la ritenne assurda visto che in città vivevano quasi duecentomila persone con una tossicodipendenza, e perciò si mise a distribuire siringhe sterili. Anche in quel caso fu espulsa.

L’ultimo arresto avvenne sempre all’estero, stavolta in Afghanistan. Era il 1997, Bonino faceva la commissaria europea per gli aiuti umanitari e stava visitando un ospedale di Kabul insieme ad alcune organizzazioni non governative e giornalisti. La ragione della visita era verificare come venissero spesi gli aiuti inviati dall’Unione Europea – circa 40 milioni di dollari – per l’emergenza causata dalla lunga guerra seguita all’invasione da parte dell’Unione Sovietica. In Afghanistan avevano da poco preso il potere i talebani. Durante la visita una troupe della CNN che viaggiava con Bonino, altri giornalisti e funzionari, fece delle riprese in cui comparivano alcune donne, cosa vietata dal regime. Bonino venne rilasciata poco dopo con le scuse delle autorità.