L’Arabia Saudita ha chiuso un importante oleodotto dopo che era stato attaccato con droni partiti dall’Iraq

Una cisterna in un impianto di stoccaggio del petrolio in Arabia Saudita, 21 marzo 2021 (AP/Amr Nabil)
Una cisterna in un impianto di stoccaggio del petrolio in Arabia Saudita, 21 marzo 2021 (AP/Amr Nabil)

L’Arabia Saudita ha chiuso l’oleodotto Est-Ovest dopo che era stato attaccato da una serie di droni partiti dal territorio dell’Iraq. L’oleodotto è fondamentale per i commerci mondiali: porta il petrolio dalla costa est, nel golfo Persico sopra lo stretto di Hormuz, alla costa ovest, nel mar Rosso. Con la chiusura dello stretto di Hormuz non è possibile far passare il petrolio da est, e viene quindi mandato a ovest. Negli ultimi mesi attraverso l’oleodotto Est-Ovest sono transitati circa 4-5 milioni di barili di petrolio al giorno, equivalenti a circa il 4-5 per cento dell’offerta globale di petrolio.

L’attacco ha provocato dei feriti. Non si sa quando l’oleodotto potrà tornare in funzione, né chi sia stato a mandare i droni. Si sa però che in Iraq sono attive alcune milizie filoiraniane, che in passato avevano già attaccato alcune infrastrutture petrolifere saudite, e che per questo erano state bombardate a luglio dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti. Sabato un portavoce del governo iracheno ha detto che è stato rimosso un comandante dell’esercito responsabile per la provincia irachena di Maysan, dopo che le autorità avevano stabilito che gli attacchi erano partiti da una località in quella provincia.

Inoltre questa settimana gli Houthi, la milizia sciita filoiraniana che controlla una cospicua parte dello Yemen, ha preso il controllo dello stretto di Bab el Mandeb, e detto che lo lascerà aperto per tutte le navi a parte quelle saudite. Se sarà così l’Arabia Saudita non potrà esportare verso l’oceano Indiano e l’Asia nemmeno il petrolio prodotto o trasportato sulla costa occidentale.