Quanto ereditiamo del nostro carattere
Uno studio su più di un milione di persone ha scoperto che ci sono tantissime varianti genetiche associate ai tratti della personalità
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Sarà capitato a molti di sentirsi dire a una cena di famiglia frasi come «sei ansioso come tuo padre», «parli troppo come tua madre» o «te la prendi per qualsiasi cosa come tua nonna». Grazie a uno dei più grandi studi sulla personalità che siano mai stati condotti, pubblicato sulla rivista Nature la scorsa settimana, sappiamo adesso che una buona risposta è che effettivamente esiste una componente genetica nella personalità, ma è «poligenica, probabilistica e non deterministica».
Gli autori hanno analizzato i dati genetici e i tratti della personalità di più di un milione di persone per provare a capire quanto la personalità dipenda dall’ambiente e quanto invece dalla genetica. Hanno scoperto che alcune delle differenze che osserviamo nel modo in cui le persone tendono a pensare, sentire e comportarsi sono in effetti associate statisticamente a differenze misurabili nel DNA.
Il DNA è la molecola che contiene tutte le istruzioni che un organismo vivente usa per funzionare e che sono codificate nella sequenza di quattro unità chiamate basi e indicate con le lettere A, T, G e C. Sono le differenze in questa sequenza a determinare, per esempio, se si hanno gli occhi blu o marroni. Il DNA di ogni persona è per la stragrande maggioranza (per oltre il 99 per cento) identico, ma ci sono alcune parti che variano. Quando a variare è una singola base, per esempio una T al posto di una C, e quando questa variazione riguarda più dell’1 per cento della popolazione (ed è quindi relativamente comune), i ricercatori parlano di “polimorfismo a singolo nucleotide”, o SNP nell’acronimo inglese.
Gli autori hanno analizzato gli SNP usando dati estratti da campioni di DNA prelevati da studi precedenti in cui ogni partecipante aveva completato un test sulla personalità compatibile con il modello dei “Big Five”, uno dei sistemi più usati per descrivere la personalità.
I “Big Five” sono cinque tratti della personalità che vengono misurati con dei questionari: l’estroversione, e cioè quanto una persona tende a essere socievole e ottimista; l’amicalità, che è la tendenza all’altruismo e alla cooperazione; la coscienziosità, che valuta quanto autocontrollo abbiamo e quanto siamo diligenti; il nevroticismo, ossia l’inclinazione a sentimenti di nervosismo, tensione o frustrazione; l’apertura alle esperienze, che descrive la predisposizione verso idee nuove, ma anche la capacità di immaginazione o il valore attribuito alle cose belle. Sono punteggi che non cambiano molto anche ripetendo il test in vari momenti della vita e per questo vengono considerati un modo affidabile per descrivere la personalità delle persone.
Per mettere in relazione i dati genetici e i punteggi dei test della personalità gli autori hanno usato un metodo che si chiama Genome-Wide Association Study (GWAS), che normalmente testa migliaia di varianti genetiche per trovare quali sono quelle statisticamente associate a una malattia o a una caratteristica specifica.
I ricercatori hanno analizzato con il metodo GWAS il DNA di ogni persona per vedere cosa accomunava statisticamente il patrimonio genetico di chi mostrava punteggi simili per i tratti della personalità considerati. Dall’analisi statistica, hanno trovato che a ogni tratto della personalità sono associati in media più di 16mila SNP indipendenti. Le varianti genetiche associate ai tratti della personalità che hanno incontrato più spesso sono 1.263: 258 lo sono per l’estroversione, 39 per l’amicalità, 131 per la coscienziosità, 709 per il nevroticismo e 126 l’apertura alle esperienze.
Nel complesso, le varianti genetiche trovate risultavano associate a un intervallo tra il 5 e il 16 per cento delle differenze nei punteggi del test sui tratti della personalità. Non sono percentuali grandi, quindi la genetica rende solo più probabili alcune tendenze: è un fattore probabilistico e non deterministico. Se una persona possiede più variazioni genetiche che lo studio associa all’estroversione, per esempio, non necessariamente sarà estroversa.
«Decenni di studi precedenti si sono rivelati infruttuosi» ha spiegato a Time Denis Bratko, uno psicologo dell’Università di Zagabria che si occupa proprio di questi temi e che non è stato coinvolto nello studio, «perché si cercava di individuare uno o pochi geni che avessero un effetto enorme». Gli autori del nuovo studio hanno invece calcolato che questi tratti dipendono da molti geni.
Chi condivide il patrimonio genetico, però, spesso ha in comune anche altri elementi che possono determinare i tratti della personalità, come le dinamiche della famiglia in cui si è cresciuti, lo stato socioeconomico, il posto in cui si vive. I ricercatori hanno allora provato a isolare e a escludere questi possibili fattori di confondimento studiando cosa succedeva quando le persone studiate provenivano dalla stessa famiglia.
Nel primo test che hanno condotto hanno confrontato gemelli dizigoti, che quindi hanno gli stessi genitori e hanno condiviso buona parte dell’ambiente in cui sono cresciuti, ma che hanno un patrimonio genetico diverso tra loro. Hanno scoperto che chi aveva ereditato una maggiore predisposizione genetica verso un certo tratto della personalità aveva poi mostrato tendenze più marcate verso i comportamenti tipici di quel tratto.
In un secondo test, invece, hanno usato delle coppie genitore-figlio. Hanno studiato i loro genomi e hanno distinto quali varianti genetiche erano state effettivamente trasmesse ai figli e quali no. I ricercatori hanno scoperto che le varianti genetiche associate ai tratti della personalità dei genitori che i figli non avevano ereditato contribuivano solo in piccolissima parte a spiegare i tratti della personalità dei figli. Le varianti genetiche legate alla personalità che avevano ereditato, invece, concorrevano al 96 per cento delle associazioni trovate nei figli.
Questo non significa che il 96 per cento della personalità sia determinato dalla genetica ereditata dai genitori, perché ci sono tantissimi altri fattori a influenzarla. Vuol dire invece che tra le varianti genetiche associate alla personalità dei figli in questo studio, il 96 per cento si deve alle varianti genetiche associate alla personalità trasmesse dai genitori.
«I ricercatori aspettavano da tempo uno studio GWAS della personalità», ha detto a Nature Aysu Okbay, una genetista comportamentale dell’Università di Amsterdam. «Gli studi genetici sulla personalità erano in ritardo rispetto a quelli di molti altri tratti comportamentali».



