Vivere per mesi col rene di un maiale

Lo ha fatto un uomo in attesa del trapianto di un rene umano: è uno dei progressi più rilevanti nella scienza degli xenotrapianti

L'abbraccio tra la sorella e la moglie di un uomo cerebralmente morto a cui era stato trapiantato un rene di maiale geneticamente modificato al NYU Langone Health di New York, il 12 settembre 2023. Il rene aveva continuato a funzionare normalmente nel suo corpo per 61 giorni. (AP Photo/Shelby Lum)
L'abbraccio tra la sorella e la moglie di un uomo cerebralmente morto a cui era stato trapiantato un rene di maiale geneticamente modificato al NYU Langone Health di New York, il 12 settembre 2023. Il rene aveva continuato a funzionare normalmente nel suo corpo per 61 giorni. (AP Photo/Shelby Lum)
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Giovedì 3 settembre è stata una giornata importante negli Stati Uniti per gli xenotrapianti, che sono i trapianti da una specie animale all’altra: c’è stato un nuovo record di durata, visto che un rene di maiale trapiantato in una donna sta ancora funzionando a 286 giorni dall’operazione. Ed è stato pubblicato su Lancet l’articolo che descrive il primo caso di un uomo a cui è stato trapiantato un rene umano dopo un periodo di nove mesi con un rene suino.

Fino a un paio di anni fa sembrava molto ambizioso immaginare che un rene di maiale potesse funzionare tanto bene e a lungo, al punto da permettere a una persona con i reni gravemente malati di vivere per mesi senza dover ricorrere alla dialisi (il trattamento che filtra artificialmente il sangue e rimuove i liquidi in eccesso quando i reni non funzionano più bene) e poter aspettare un trapianto umano.

Ricevere un trapianto umano è difficile: nel 2024 negli Stati Uniti c’erano quasi 144mila persone in lista d’attesa solo per i trapianti di reni e, tra le persone che erano state inserite in quella lista tra il 2019 e il 2021, il 28,2 per cento stava ancora aspettando, il 19,8 per cento era stato rimosso dalla lista e il 6,7 per cento era morto. I reni donati, infatti, non sono abbastanza per tutte le persone che ne avrebbero bisogno e l’attesa può durare anche anni. Solo che la dialisi, per quanto efficace, è una terapia con diversi effetti poco desiderabili: richiede sessioni di quattro ore per tre volte a settimana, e a lungo andare può danneggiare i vasi sanguigni.

Il caso raccontato su Lancet è il primo che dimostra il possibile successo di una strategia terapeutica nuova: usare gli xenotrapianti per prolungare le aspettative di vita dei pazienti e migliorarne la qualità della vita. L’uomo, Tim Andrews, ha 66 anni e ha vissuto per 271 giorni senza dialisi grazie a un rene proveniente da un maiale, che era stato geneticamente modificato per rendere l’organo adatto al trapianto umano.

Andrews aveva una malattia renale allo stadio terminale causata dal diabete mellito di tipo 2 e aveva solo il 9 per cento di possibilità di ricevere un rene umano entro cinque anni, e più del 49 per cento di rischio di essere rimosso dalla lista d’attesa per il peggioramento delle sue condizioni.

Proprio per questo era stato selezionato per uno xenotrapianto sperimentale, che è disponibile negli Stati Uniti attraverso l’Expanded Access, cioè un percorso che permette l’uso di terapie sperimentali quando le opzioni convenzionali non sono sufficienti, monitorato dalla FDA, l’ente regolatore dei prodotti alimentari e farmaceutici negli Stati Uniti.

«Non si tratta di me», disse Andrews dopo essere stato operato. «Si tratta di dare speranza alle 500mila persone in dialisi. Ecco perché l’ho fatto». E la sua vita dopo lo xenotrapianto, avvenuto a gennaio del 2025, in effetti è molto cambiata: Andrews ha raccontato di essere tornato a cucinare, a portare il suo cane a spasso e ha persino lanciato la prima pallina in una partita dei Boston Red Sox.

Il rene di maiale ha funzionato immediatamente dopo il trapianto, anche se dopo circa sei mesi sono iniziati dei problemi: c’è stata prima un’infezione, poi l’organo ha sviluppato delle lesioni microvascolari, l’infiammazione è progredita fino all’insufficienza renale e dopo nove mesi è stato rimosso.

Andrews è tornato per un po’ in dialisi e nel gennaio del 2026 ha ricevuto un rene umano. Anche questo intervento è andato bene: lo xenotrapianto non aveva sviluppato nel corpo di Andrews anticorpi contro il tessuto umano, e non sono stati rilevati neanche virus suini o altri agenti patogeni.

Il successo di questo caso è molto importante per la ricerca medica, che vede la possibilità di usare questi organi geneticamente modificati come un “ponte” per i pazienti in attesa di quelli umani. Anche se sono necessari più studi e numeri più grandi per dire se la terapia può funzionare davvero.

eGenesis, la società che fornisce gli organi modificati geneticamente, ha riferito giovedì che tre dei cinque pazienti trattati finora hanno avuto una funzione renale efficiente senza dialisi per più di otto mesi. E che è stato superato un nuovo record di durata, da una donna che era stata operata il 22 novembre del 2025 al Massachusetts General Hospital. eGenesis ha annunciato di aver ottenuto dall’FDA il via libera per uno studio più grande su 33 pazienti, che avverrà nel 2027.

Sono risultati ancora più impressionanti se si considera che nel 2022 questi reni erano testati solo su persone cerebralmente morte e che nel 2024 il primo paziente a ricevere un rene di eGenesis era morto improvvisamente a 52 giorni dal trapianto, anche se il rene risultava ancora funzionante e dall’autopsia non risultavano segni di rigetto.

– Leggi anche: Un rene da un suino geneticamente modificato è stato trapiantato in un essere umano

In Italia per ora non ci sono stati xenotrapianti simili, anche perché fino a gennaio erano espressamente vietati. Il divieto era stato introdotto nel 2014 con un decreto che recepiva una direttiva europea sulla tutela degli animali. Alcune associazioni animaliste considerano questa abrogazione un passo indietro per i diritti degli animali.

Da poco è stato anche lanciato DONO, un progetto che coinvolge il CNR, l’Istituto Mario Negri e altri per sviluppare soluzioni innovative nel campo degli xenotrapianti.