La pubblicità della Serie A di cui l’Agenzia delle Dogane ha chiesto il ritiro
Perché più che di calcio parla di scommesse sul calcio
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Tra venerdì e lunedì, durante la seconda giornata di Serie A, canali e piattaforme che ne trasmettevano le partite hanno mostrato una pubblicità della Lega Serie A che ha come obiettivo dichiarato quello di promuovere dati e statistiche ufficiali della Serie A. Lo fa però parlando di scommesse: «Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura», si legge alla fine del video. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), un’agenzia fiscale che tra le altre cose si occupa di vigilare sulle scommesse e regolamentare il gioco d’azzardo, ha chiesto che il video non venga più mostrato, per due ragioni: perché fa passare il messaggio che le scommesse potrebbero non essere sicure, cosa a suo dire non vera, e perché parlando di scommesse indirettamente le promuove, cosa illegale in Italia.
Il video, che fa parte della campagna “True Data”, è stato condiviso anche sui profili social della Serie A e negli schermi degli stadi, ed è accompagnato dall’hashtag #GIOCASICURO. I protagonisti sono il radiocronista Francesco Repice e il content creator Ivan Colacino, che tra le altre cose collabora con Radio TV Serie A. Nel video si vede Repice mentre, distratto da un non meglio definito personaggio-disturbatore interpretato da Colacino, sbaglia più volte minuto di gioco e cognome di Riccardo Orsolini, che gioca nel Bologna.
La Lega Serie A, l’associazione tra tutte le squadre del più importante campionato italiano, aveva presentato la campagna il 28 agosto spiegando che aveva lo scopo di «sensibilizzare operatori betting e pubblico sul valore del dato ufficiale e sui rischi legati all’utilizzo di fonti non autorizzate nel settore delle scommesse sportive» e che «il dato ufficiale delle partite» (in realtà molti dati su quel che succede nelle partite) «non è una risorsa liberamente utilizzabile, ma un asset strategico della competizione», per cui servono apposite licenze. Secondo la Lega Serie A i dati sono importanti soprattutto nelle scommesse live, quelle che si possono fare a partita già iniziata e in cui «precisione, tempestività e affidabilità dell’informazione sono fondamentali».
I dati cui fa riferimento la Lega Serie A non sono solo quelli sul risultato, sui gol segnati e sul minuto in cui sono stati segnati. Ci sono infatti dati come posizione dei calciatori, traiettoria del pallone, velocità istantanea e massima, chilometri percorsi e altezza dei salti dei calciatori. Dal 2025 a occuparsi per conto della Serie A di raccogliere, analizzare e condividere dati di questo tipo è la società Genius Sports, che li gestirà fino al 2029 e che per farlo paga alla Serie A circa 30 milioni di euro l’anno. Per la Serie A questi dati sono importanti, da promuovere e difendere, perché ci guadagna. Non a caso, parlando di “True Data” la Lega Serie A ha scritto che «l’iniziativa si inserisce nella più ampia azione di tutela dei propri contenuti» intrapresa nelle ultime settimane, per esempio per limitare l’uso sui social di immagini delle partite.
Il 31 agosto – quando già il video era stato notato e criticato per come parlava di scommesse – l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha scritto che “True Data” «manda un messaggio errato, fuorviante e, potenzialmente, foriero di danni alle entrate erariali legate alla raccolta del gioco pubblico da parte dei concessionari di Stato». Secondo l’ADM la campagna allude alla possibilità che le scommesse pubbliche non siano sicure in quanto non basate su dati attendibili e verificabili. L’ADM ha aggiunto:
La campagna, inoltre, paradossalmente, creando una immediata consequenzialità fra telecronaca della partita di calcio e scommessa, costituisce una indiretta promozione del gioco, vietata dalla legge, su cui vigila l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
L’ADM ha scritto che tutte le scommesse su cui vigila, quelle legali e dall’Italia, sono «sicure e certificate» e che tutti gli eventi sportivi su cui si può scommettere sono «certificati dai concessionari sulla base di dati pubblici ufficiali e delle più importanti e rigorose fonti d’informazione». Per questi motivi l’ADM ha scritto che «agirà nelle sedi opportune per richiedere l’interruzione della campagna» “True Data”.
La questione di “True Data” si inserisce nel complicato contesto che riguarda il calcio e le scommesse. Le società di scommesse hanno soldi e interesse a investire nel calcio, e il calcio (le società, ma anche chi ci lavora) è ovviamente interessato a quei soldi. Dal 2018, dopo il cosiddetto “decreto dignità”, in Italia sono vietate le pubblicità ai siti di scommesse, ma negli anni sono stati trovati molti modi per aggirare i divieti e fare comunque pubblicità ai siti di scommesse, spesso facendoli semplicemente passare come siti di informazione o su cui cercare risultati, dati o statistiche. Un’alternativa è mostrare contenuti in cui si confrontano quote tra diversi siti di scommesse, cosa che si vede spesso poco prima che le partite vengano trasmesse, per esempio su DAZN.
Come ha scritto Emanuele Atturo su Ultimo Uomo in una approfondita analisi della campagna, negli ultimi anni c’è stato «un pirotecnico sforzo di pubblicizzare il gioco d’azzardo senza mai nominare il gioco d’azzardo». Nel caso di “True Data” le scommesse sono citate in modo esplicito, semplicemente senza riferimento diretto a specifiche società di scommesse.
– Leggi anche: Chi ci guadagna con le pubblicità delle scommesse nel calcio



