Settembre è il vero capodanno?

Si sente dire spesso e ha senso, perché è un momento migliore per i propositi e la ripresa delle attività rispetto al pieno inverno

Un uomo trasporta uva su una carriola in un vigneto
Un uomo lavora in un vigneto a Châtillon-sur-Marne, in Francia, il 14 settembre 2023 (Thierry Monasse/Getty Images)
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C’è un capodanno ufficiale, il 1° gennaio, e uno di fatto, il 1° settembre. Le palestre fanno sconti e promozioni in entrambi, per esempio, ma forse a settembre c’è qualche possibilità in più di mantenere il proposito di iscriversi e di frequentarne una. Perché dopo le ferie estive molte persone si sentono più riposate, più in forma o semplicemente più motivate rispetto a quanto lo sono di solito in pieno inverno e subito dopo gli eccessi delle feste di Natale.

A settembre mancano alcuni dei motivi che rendono i propositi di inizio anno così difficili da rispettare, come per esempio la maggiore stanchezza fisica e mentale rispetto ad altri periodi dell’anno. Nell’emisfero settentrionale le giornate sono ancora lunghe, non buie e fredde come a gennaio. E non sono calde come a luglio e agosto, generalmente, il che pone condizioni più favorevoli per fare attività fisica all’aperto.

L’attività fisica è uno dei propositi più condivisi e citati, in questo tipo di discorsi, ed è anche uno dei comportamenti più studiati in relazione alle motivazioni nella medicina dello sport e nelle scienze gestionali. In generale, secondo una ricerca del 2014, le persone sono più motivate e propense a darsi degli obiettivi in corrispondenza di soglie temporali precise: l’inizio della settimana, del mese o dell’anno, per esempio, oppure il giorno del compleanno. È noto come «effetto del nuovo inizio» (fresh start effect).

Un bambino saluta con la mano verso l'obiettivo, dietro altri due compagni che stanno salendo sullo scuolabus

Alcuni bambini salgono su uno scuolabus il primo giorno di scuola nella contea di Fairfax, in Virginia, il 24 agosto 2026 (AP/J. Scott Applewhite)

La spiegazione psicologica proposta dai ricercatori è che le date sul calendario a cui corrisponde l’inizio di qualcosa permettono al cervello di tracciare più facilmente una linea di demarcazione tra il sé passato e il sé presente. In teoria, in quanto inizio del mese e dell’anno, il 1° gennaio dovrebbe quindi valere più del 1° settembre. Ma nella pratica ci sono diverse differenze tra un punto di inizio sul calendario e un altro, e non tutti funzionano allo stesso modo: molto dipende anche dal tipo di attività coinvolta nel proposito.

Da uno degli studi condotti per la ricerca del 2014, su circa 12mila studenti universitari statunitensi, emerse che la loro probabilità di andare in palestra aumentava del 47,1 per cento all’inizio di un nuovo semestre accademico: il primo di solito è proprio a inizio settembre, negli Stati Uniti, e il secondo è intorno alla terza settimana di gennaio. La stessa probabilità aumentava invece solo dell’11,6 per cento a capodanno, un periodo in cui l’effetto del nuovo inizio risultava comunque forte, ma in relazione ad altri obiettivi generici diversi dall’attività fisica.

– Leggi anche: Perché è così difficile rispettare i propositi di inizio anno

Prendere iniziative a settembre potrebbe suonare in un certo senso anche meno arbitrario che a gennaio, perché si allinea ai tempi di pratiche e abitudini umane diffuse e radicate, sia nella memoria collettiva che in quella individuale. È il periodo in cui ricominciano appunto la scuola e i corsi universitari, con una differenza di 4-6 settimane al massimo tra un paese e l’altro in tutta Europa. E per molte altre ragioni ambientali e culturali l’inizio “naturale” dell’anno è decisamente più legato all’autunno, come anche alla primavera, di quanto lo sia all’inverno, stagione in cui ha inizio l’anno civile.

Una vendemmia illustrata nel calendario contenuto nel breviario, per il mese di settembre

Una pagina del Breviario Grimani, un manoscritto con testi e miniature fiamminghe realizzato nelle Fiandre intorno al 1520 e conservato nella Biblioteca Nazionale Marciana a Venezia (Culture Club/Getty Images)

Settembre è il mese più denso di attività secolari cicliche in agricoltura, e coincide con il momento di pausa tra la fine della mietitura estiva (tra luglio e agosto) e l’inizio della semina invernale (tra ottobre e novembre). Grano, segale e altri cereali vengono seminati in autunno, in alcuni casi già a settembre, per permettere alle piante di sviluppare le radici e poi germogliare in primavera. E diversi frutti e ortaggi tipicamente estivi venivano una volta – e ancora oggi, in alcuni contesti rurali – lavorati e preparati per le conserve.

In ogni parte d’Europa in cui si produce vino da millenni, infine, il mese di settembre e la fine dell’estate sono tradizionalmente associati alla vendemmia. Nell’antica Roma, oltre a una festa per l’assaggio del vino nuovo celebrata il 23 aprile (Vinalia urbana), ce n’era un’altra il 19 agosto (Vinalia rustica) che celebrava l’inizio della raccolta dell’uva. Anche in Francia la vendemmia si svolge tradizionalmente tra fine agosto e ottobre, a seconda della regione, del clima e del tipo di vino, ma la raccolta nelle zone dei vitigni più importanti (Bordeaux, Borgogna e Valle della Loira) si concentra nel mese di settembre.

Indipendentemente dall’influenza di tradizioni e abitudini secolari, settembre è per molte persone un periodo dell’anno in cui tornare alle proprie routine e avere ritmi più regolari – mangiare meglio e in orario, bere meno alcol, non fare tardi la sera – è più facile di quanto lo sia a gennaio. E lo è anche per chi cerca di introdurre in quelle routine piccoli cambiamenti positivi e duraturi, che di solito lo fa con aspettative meno opprimenti e un orizzonte temporale più definito e raggiungibile rispetto a chi ci prova all’inizio di un anno intero.