La giuria non riesce a emettere un verdetto per Lindsay Clancy, al centro di un caso di cronaca nera molto seguito negli Stati Uniti

Lindsay Clancy durante un'udienza il 26 agosto del 2026 (Greg Derr/The Patriot Ledger via AP)
Lindsay Clancy durante un'udienza il 26 agosto del 2026 (Greg Derr/The Patriot Ledger via AP)

Al quarto giorno in cui era riunita per deliberare, la giuria incaricata di occuparsi del caso di Lindsay Clancy in un tribunale di Plymouth, nel Massachusetts, ha fatto sapere che non riesce a mettersi d’accordo per emettere un verdetto nel processo contro di lei. Quello che riguarda Clancy è uno dei casi di cronaca nera più seguiti negli ultimi anni negli Stati Uniti: tre anni fa la donna uccise i suoi tre figli, e il processo ha l’obiettivo di stabilire se sia penalmente responsabile degli omicidi. I suoi avvocati sostengono che non lo sia perché in quel momento soffriva di psicosi post-parto, una malattia rara associata al rischio di suicidio o di infanticidio; l’accusa sostiene invece che abbia ucciso i suoi figli deliberatamente e consapevolmente.

In una nota, la giuria ha detto che dopo diverse ore di lavori non è riuscita ad arrivare all’unanimità necessaria. Pur riconoscendo che è un caso faticoso e complicato, e proprio per questi motivi, il giudice del tribunale ha comunque ordinato alla giuria di continuare a deliberare.

I fatti risalgono al 24 gennaio del 2023. Clancy, un’infermiera che oggi ha 36 anni, strangolò i tre figli Cora, Dawson e Callan, rispettivamente di cinque anni, tre anni e otto mesi. Subito dopo si tagliò i polsi e si lanciò dalla finestra del secondo piano di casa, in quello che i suoi avvocati sostengono fosse un tentativo di suicidio. Le conseguenze della caduta le provocarono una paralisi per cui oggi si muove in sedia a rotelle.

Circa un mese prima degli infanticidi, Clancy si era rivolta a un servizio per la depressione post-parto, e i suoi legali hanno presentato quelle che considerano prove del fatto che soffrisse di psicosi post-parto, una condizione che tra i sintomi include allucinazioni e deliri. Tra queste ci sono i diari in cui, nelle settimane precedenti, Clancy aveva scritto di pensieri suicidi, ansia e preoccupazione. Sempre nello stesso periodo la donna era stata inoltre ricoverata per alcuni giorni in un ospedale psichiatrico. Secondo i suoi legali soffre di una forma di disturbo bipolare che non le era stata diagnosticata in modo adeguato, e i farmaci che le erano stati somministrati per i problemi psichici che aveva avuto dopo il parto avrebbero aggravato le sue condizioni.

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