Come potrebbe cambiare EasyJet

La società d'investimento che la sta comprando vuole soprattutto che diventi un po' meno una compagnia low cost

Il logo di EasyJet sull'ala di un aereo il 23 febbraio 2026 (AP Photo/Michael Sohn)
Il logo di EasyJet sull'ala di un aereo il 23 febbraio 2026 (AP Photo/Michael Sohn)
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È iniziato il processo di acquisizione della compagnia aerea low cost britannica EasyJet da parte della società d’investimento statunitense Apollo. Mancano ancora dei passaggi e ci vorrà del tempo, ma la possibilità che l’operazione vada a buon fine è molto concreta: dovrebbe concludersi a inizio 2027. Nel documento in cui ufficializza la sua offerta agli azionisti, cioè chi detiene quote della società, Apollo ha dichiarato di voler accelerare diversi progetti già avviati da EasyJet, che hanno tutti più o meno lo stesso obiettivo: abbandonare in parte l’organizzazione e l’immagine di compagnia low cost, e diventare più simile a una compagnia tradizionale.

Apollo è una società di private equity: raccoglie cioè fondi da investitori privati e li investe in azioni di società che non sono quotate in borsa o che, come in questo caso, vengono tolte dalla borsa a seguito dell’investimento. L’obiettivo di una società come Apollo è rendere l’azienda più profittevole, in modo da poterla rivendere tra qualche anno a un prezzo maggiore di quello a cui l’ha comprata.

Apollo ha considerato l’investimento in EasyJet un buon affare. È del resto una delle più grandi e note compagnie aeree europee, gestisce quasi un decimo dei passeggeri sui voli in Europa, e Apollo si è impegnato a comprarla a un prezzo tutto sommato conveniente: nonostante i buoni risultati economici degli ultimi anni il prezzo delle sue azioni è ancora la metà rispetto a prima della pandemia. È successo in parte a causa dell’aumento di competitività nel settore, e in parte a causa della volatilità dei prezzi dei carburanti, diventata particolarmente problematica dall’inizio della guerra in Medio Oriente, a febbraio di quest’anno.

Il presidente di Apollo Jim Zelter discute sulla televisione di Bloomberg a Londra l’offerta di acquisto di EasyJet il 14 luglio 2026 (Betty Laura Zapata/Bloomberg/Getty Images)

Il metodo individuato da Apollo per rendere EasyJet più redditizia è provare ad aumentare la spesa media dei suoi passeggeri e le entrate medie per ogni volo. Per farlo, il fondo intende accelerare il rinnovo della flotta con aerei più grandi ed efficienti, quindi con la possibilità di vendere più biglietti per ogni volo, e potenziare la vendita di servizi extra. Tra questi ce ne sono alcuni abbastanza comuni per le compagnie aeree low cost, come la scelta del sedile o i bagagli in cabina, mentre altri sono più simili a quelli offerti dalle compagnie tradizionali per la classe business, quella che ha maggiori comodità e servizi migliori rispetto alla classe economy.

Apollo vuole poi inserire questi servizi in un’offerta più strutturata attraverso il potenziamento di “EasyJet Holidays”, il ramo dell’azienda che vende pacchetti vacanze completi, e l’avvio nel 2027 di un programma fedeltà per premiare i clienti abituali. L’obiettivo è quindi quello di offrire una proposta di viaggio maggiormente integrata.

Così EasyJet si dovrebbe allontanare almeno in parte dal modello low cost tradizionale, solitamente basato sulla minimizzazione dei costi anche utilizzando aeroporti secondari e voli esclusivamente diretti, che evitano così problemi legati alla gestione delle coincidenze, per garantire tariffe molto basse. EasyJet, nei piani di Apollo, continuerà invece a utilizzare aeroporti più ambiti e per questo più cari (come Milano Linate), con l’obiettivo di attirare passeggeri disposti a pagare di più pur di arrivare vicino al centro di una città.

Inoltre Apollo ha annunciato l’intenzione di collaborare con altre compagnie per offrire voli che permettano coincidenze con voli verso mete extra europee. Questo chiaramente aumenterebbe la complessità della gestione dei voli, anche solo per la necessità che i bagagli negli scali vengano trasferiti fisicamente da un aereo all’altro: le società low cost solitamente lo evitano per non rischiare ritardi e costi aggiuntivi.

Logo di Apollo (Cheng Xin/Getty Images)

Secondo Apollo questi cambiamenti saranno facilitati dal fatto che EasyJet non sarà più quotata in borsa, e quindi potrà permettersi investimenti con ritorni a lungo termine. Generalmente una società quotata deve stare molto più attenta ai risultati sul breve termine per evitare ripercussioni: un peggioramento temporaneo dei risultati economici può infatti far perdere fiducia agli investitori, che quindi comprano meno volentieri o vendono con più facilità le azioni, causandone una riduzione del valore.

Altre cose invece non dovrebbero cambiare: il marchio rimarrà uguale, così come la sede nel Regno Unito. Nel documento Apollo si è anche impegnata a non ridurre il personale nei primi 12 mesi dalla conclusione dell’acquisizione: una promessa che ha comunque generato preoccupazioni, perché non esclude riduzioni dopo la fase iniziale. In Francia, proprio nella prima settimana di agosto (quella in cui è iniziata la vendita di EasyJet), i sindacati che rappresentano i lavoratori della compagnia hanno minacciato di scioperare nelle prossime settimane, lamentando mancanze croniche di personale e un peggioramento delle condizioni di lavoro.

Il fondatore di EasyJet Stelios Haji-Ioannou a Londra, in Inghilterra, il 12 giugno 2019 (Eamonn M. McCormack/Getty Images)

Il processo di acquisizione di EasyJet è stato ufficializzato dopo che era stato trovato un accordo tra Apollo, l’attuale consiglio di amministrazione della compagnia aerea e la famiglia del fondatore Stelios Haji-Ioannou, che possiede circa il 15 per cento delle quote. Perché l’accordo diventi effettivo serve però che venga accettato dai possessori di almeno il 75 per cento delle azioni.

Gli attuali azionisti possono scegliere se farsi pagare le azioni al prezzo concordato di 7,15 sterline l’una (8,36 euro) o diventare azionisti della nuova società che controllerà EasyJet. L’offerta di Apollo è vantaggiosa per gli azionisti di EasyJet ed è dunque possibile che il fondo riesca a raggiungere l’obiettivo: la valutazione complessiva dell’azienda è di 5,7 miliardi di sterline (circa 6,7 miliardi di euro) e il prezzo della singola azione è il più alto da anni.

Il valore delle azioni di EasyJet prima della guerra in Iran era più basso del 54 per cento rispetto all’offerta di Apollo. Con la guerra in Iran e l’aumento del prezzo dei carburanti il prezzo è diminuito ulteriormente, per poi aumentare decisamente a giugno quando sia Apollo che Castlelake hanno presentato le loro offerte per acquistare la compagnia aerea.

Se dovesse riuscire, l’operazione prevede che alla fine la società non sia più quotata in borsa (in gergo viene definito “delisting”). Le azioni saranno distribuite tra la famiglia del fondatore, un fondo che sarà utilizzato per premiare dipendenti e dirigenti con quote della società, e la stessa Apollo, che possederà un massimo del 49,9 per cento delle azioni.

In base alle norme dell’Unione Europea, un fondo statunitense come Apollo non può infatti raggiungere il 50 per cento della proprietà di EasyJet: le compagnie aeree che operano in Europa devono infatti mantenere una proprietà a maggioranza europea per non perdere le licenze di volo, e servirà comunque l’approvazione da parte delle autorità per la tutela della concorrenza di diversi paesi europei.

Apollo ha battuto la concorrenza di Castlelake, un’altra società d’investimento statunitense che nel frattempo si è ritirata dalle trattative ma che per qualche tempo era sembrata vicina ad acquistare EasyJet. Castlelake aveva offerto 6,90 sterline per azione (8,06 euro), valutando l’azienda complessivamente circa 5,5 miliardi di sterline (circa 6,4 miliardi di euro).