La Corte Suprema russa ha escluso dalle elezioni legislative il partito liberale Yabloko, contrario alla guerra d’invasione in Ucraina

Il presidente di Yabloko Nikolai Rybakov, al centro (AP/Pavel Bednyakov)
Il presidente di Yabloko Nikolai Rybakov, al centro (AP/Pavel Bednyakov)

Con una sentenza molto discussa, lunedì la Corte Suprema russa ha escluso dalle prossime elezioni legislative Yabloko, il più antico partito liberale e filo-occidentale del paese e l’unico con una posizione contraria alla guerra d’invasione in Ucraina. La Corte ha accolto la tesi del partito nazionalista Rodina, che aveva accusato Yabloko di aver ricevuto finanziamenti dall’estero attraverso canali non leciti, di aver violato la legge sul diritto d’autore, di aver promosso l’«estremismo» e di aver utilizzato social network vietati in Russia per la sua campagna elettorale. Il presidente di Yabloko Nikolai Rybakov ha respinto tutte le accuse e ha annunciato che il partito presenterà ricorso contro la sentenza entro cinque giorni. Centinaia di persone hanno protestato contro la decisione davanti al tribunale.

Le elezioni legislative si terranno a settembre e servono per rinnovare la Duma, il parlamento russo. Le elezioni in Russia non sono libere, nel senso che a livello istituzionale e politico tutto è fatto in modo da favorire le forze di regime: dalla composizione dei collegi elettorali alle soglie di sbarramento per i partiti. L’opposizione è di fatto vietata e i media sono tutti censurati e favorevoli al presidente Vladimir Putin. Il regime ha inoltre molti metodi a sua disposizione per influenzare il voto o per manipolare e falsificare i risultati.

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