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  • Lunedì 10 agosto 2026

La storia di Daniel Kinahan, uno dei criminali più ricercati d’Irlanda

E appena estradato dagli Emirati dopo lunghi negoziati: era stato attivo per anni nel traffico di armi e droghe in mezzo mondo

Militari all'ingresso della base dove domenica sera è atterrato l'aereo che trasportava Daniel Kinahan, 9 agosto 2026 (EPA/BARRY CRONIN)
Militari all'ingresso della base dove domenica sera è atterrato l'aereo che trasportava Daniel Kinahan, 9 agosto 2026 (EPA/BARRY CRONIN)
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Domenica sera è stato estradato in Irlanda uno dei criminali più ricercati del paese: Daniel Kinahan, irlandese di 49 anni, fino a quel momento in carcere negli Emirati Arabi Uniti.

Kinahan è ritenuto uno dei capi dell’omonimo gruppo criminale attivo da oltre trent’anni nel narcotraffico internazionale e nel commercio illegale di armi. Secondo la polizia irlandese, la sua organizzazione era tra le principali responsabili dell’importazione di cocaina in Europa, e ha accumulato negli anni un patrimonio di quasi un miliardo di euro. Avrebbe trafficato anche con il gruppo politico e militare libanese Hezbollah, che si ritiene faccia ricorso al traffico internazionale di droga per finanziare le proprie attività.

L’estradizione di Kinahan è stata possibile dopo anni di negoziati tra i due paesi.

A fondare il clan dei Kinahan era stato il padre di Daniel, Christopher Kinahan, arrestato diverse volte e attualmente latitante. Tra gli anni Ottanta e Novanta Christopher Kinahan avviò la sua carriera criminale prima con le truffe e poi con il narcotraffico.

Una foto segnaletica di Daniel Kinahan diffusa nel 2022 dalla DEA, l’agenzia degli Stati Uniti per la lotta al narcotraffico

In quegli anni il consumo di oppiacei era diffusissimo in Irlanda, specialmente tra i giovani delle classi più svantaggiate, portando alla dipendenza decine di migliaia di persone e contribuendo alla diffusione dell’HIV. Christopher Kinahan veniva da una buona famiglia: secondo un’inchiesta di BBC per lui la vita criminale fu una scelta libera e non dettata da circostanze di emarginazione.

In seguito furono Daniel e il fratello Christy Junior a prendere il controllo delle attività quotidiane del clan, che dall’Irlanda si estesero anche all’estero. Una delle loro basi principali era la città spagnola di Marbella, sulla Costa del Sol, nota per essere una località turistica molto apprezzata ma anche una delle sedi principali della criminalità organizzata europea.

Daniel Kinahan visse lì per diversi anni e fu proprio a Marbella che iniziò a investire i proventi delle attività criminali nel pugilato, da sempre una sua passione. Nel 2012 aprì una palestra e agenzia di rappresentanza, la MGM (poi diventata MKT Global). La società divenne molto rilevante nel mondo del pugilato e negli anni ha rappresentato alcuni tra i più forti pugili britannici, come Tom Stalker, capitano della squadra olimpica britannica di boxe del 2012, i campioni del mondo Liam Smith e Billy Joe Saunders, e Tommy Fury.

La palestra era notoriamente frequentata da persone vicine al mondo della criminalità e al suo interno ci furono anche diverse sparatorie. Continuò comunque a operare per anni. Daniel Kinahan lasciò Marbella nel 2016 dopo che un clan rivale aveva provato a ucciderlo, e si trasferì a Dublino.

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Al suo matrimonio, celebrato nel 2017 nel lussuoso albergo Burj Al Arab di Dubai, erano presenti capi di organizzazioni criminali provenienti da tutto il mondo: Ridouan Taghi, un criminale marocchino-olandese condannato all’ergastolo per diversi omicidi, Edin Gačanin, un boss bosniaco-olandese, il cileno Ricardo (El Rico) Riquelme Vega e anche Raffaele Imperiale, boss della camorra.

Domenica, non appena atterrato alla base militare di Baldonnel, nella periferia ovest di Dublino, è stato accolto da un piccolo gruppo di persone. È stato poi trasportato in tribunale per un’udienza speciale in cui è stato formalmente accusato di aver guidato l’organizzazione criminale tra il 2015 e il 2017, e trasferito nel carcere di Portlaoise, dove rimarrà in custodia cautelare fino alla prima udienza di ottobre.

Quando il giudice lo ha informato sulle procedure per la richiesta di scarcerazione su cauzione, ha detto: «Sappiamo entrambi che non mi sarà concesso, ma grazie per la spiegazione».

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